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Ecco perché anche i vaccinati
devono usare le mascherine

di Yuri Draghi

C’è un fraintendimento di fondo che sta attraversando in queste settimane le polemiche sul Covid: è la confusione fra la protezione offerta dai vaccini (notevolmente alta) e il presunto “potere”, da parte dei vaccinati, di non trasmettere più il coronavirus agli altri. Questo fraintendimento porta molte persone vaccinate a sentirsi quasi “invulnerabili” e a non considerare più l’esigenza di proteggersi (e di proteggere le persone che hanno intorno) con le mascherine e con i comportamenti di sicurezza (distanza sociale, e altro). Anche alcuni politici e amministratori pubblici sembrano muoversi su questa strada, a giudicare dai provvedimenti che adottano. E invece il buon senso dovrebbe suggerire l’ovvia considerazione che anche i vaccinati possono imbattersi nel virus e dunque trasmetterlo, pur riuscendo a tenere sotto controllo l’infezione in modo molto più efficace rispetto ai non vaccinati. Un numero crescente di osservazioni sul campo conferma il rischio sociale dei comportamenti spesso poco attenti di chi si è sottoposto al vaccino, anche se ancora mancano ricerche specifiche su questo tema (sulla capacità di trasmettere il coronavirus da parte dei vaccinati).

Alcune riflessioni si possono fare, in ogni caso, esaminando per esempio i dati più recenti - diffusi il 4 agosto - dell’importante studio REACT-1, realizzato dall’Imperial College London. Da mesi gli studiosi britannici tengono sotto controllo in tempo reale la situazione Covid, e - fra il 24 giugno e il 12 luglio - hanno analizzato i dati relativi a 98.200 persone. Ebbene, chi si era completamente vaccinato - scrivono gli studiosi - ha mostrato tre volte meno probabilità di risultare positivo al virus SARS-CoV-2 (che provoca la malattia Covid-19), anche alla variante Delta, rispetto a chi non si era vaccinato. Secondo i ricercatori, le persone completamente vaccinate hanno mostrato anche meno probabilità di trasmettere il virus ad altri, oltre ad avere un rischio di ricovero in ospedale e di morte molto più basso. La possibilità di trasmettere il virus, comunque, è contemplata, anche per i vaccinati... 
«Questi risultati - ha commentato Paul Elliott, coordinatore dello studio - confermano che due dosi di vaccino offrono una buona protezione. Tuttavia esiste ancora il rischio di infezione, poiché nessun vaccino è efficace al 100%. Quindi, anche allentando le restrizioni, dovremmo comunque agire con cautela per proteggerci a vicenda e frenare il tasso di infezioni».

Anche una ricerca dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, non ancora pubblicata sulle riviste scientifiche, ma anticipata dal quotidiano Washington Post, parla della possibilità che le persone vaccinate contro il coronavirus, se si imbattono nella variante Delta, possano ospitare il virus proprio come le persone non vaccinate, diventando potenziali diffusori della malattia. Sulla base di questo studio i CDC hanno raccomandato ai vaccinati di continuare a indossare le mascherine nei luoghi chiusi dove è alto il rischio di trasmissione, cominciando dalle scuole. Ma questa indicazione, non suffragata ancora da uno studio pubblicato (come dicevamo), ha suscitato parecchie polemiche negli Stati Uniti. I CDC, in ogni caso, hanno anche raccomandato alle persone vaccinate di indossare le mascherine al chiuso, negli spazi pubblici, se hanno membri della famiglia vulnerabili, compresi i bambini piccoli e persone immunocompromesse.

D’altronde anche Anthony Fauci, capo-consulente medico della Casa Bianca, ha confermato la necessità, per i vaccinati, di mantenere i comportamenti di sicurezza: «Questo - ha detto - non è il virus originario. Ha capacità molto più efficienti nella trasmissione da persona a persona. La variante Delta può contagiare anche le persone che sono state vaccinate, e queste persone possono a loro volta trasmettere il virus ad altri». 

Ha poi precisato, sul New York Times, la direttrice dei CDC, Rochelle P. Walensky, cercando di attenuare i toni: «In rare occasioni, alcune persone vaccinate infettate da una variante Delta possono essere contagiose e diffondere il virus. Si tratta, comunque, di una quantità molto piccola di trasmissione nel Paese».
I numeri reali di persone vaccinate che risultano infettive (e dunque capaci, almeno potenzialmente, di trasmettere il virus) sembrano molto bassi, conferma anche un’inchiesta pubblicata il 29 luglio dal quotidiano britannico Financial Times. Però, va ribadito, anche i vaccinati possono infettare...

Il problema è che molti media e molti politici diffondono invece, come dicevamo all’inizio, il messaggio secondo cui il vaccino ferma tutto e i vaccinati sono invincibili, e non vanno “testati”, né devono prestare particolare attenzione. E invece si stanno verificando più casi di infezione da coronavirus, in questi mesi estivi, rispetto all’anno scorso (anche se con un numero molto più ridotto, per fortuna, di ricoveri in terapia intensiva), forse anche a causa del vaccino, potremmo dire. Non perché il vaccino li generi - sia chiaro - ma perché numerosissime persone hanno recepito l’erroneo messaggio che è tutto finito grazie al vaccino stesso. In realtà, è importante ripeterlo, le cose non vanno così. I vaccinati hanno problemi più lievi grazie al vaccino, ma questo, paradossalmente, li rende ancora più “temibili’, per certi aspetti: perché, anche se presentano qualche sintomo, non pensano subito al Covid... 

Data ultimo aggiornamento 11 aug 2021
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco


Vedi anche: • Dubbi sul vaccino alle persone immunodepresse, sì ai familiari


Tags: coronavirus, Covid-19




Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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