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Coronavirus, sono ormai 10
i vaccini "testati" sull’uomo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) continua ad aggiornare l’elenco dei vaccini allo studio contro il Covid-19: dopo una prima lista che ne comprendeva 115, e una seconda con 5 in sperimentazione clinica sugli uomini e 71 nella fase preclinica, ora pubblica un elenco che include 10 vaccini in sperimentazione sugli uomini e 114 in fase preclinica. I criteri seguiti dalle aziende che stanno sviluppando i possibili vaccini sono diversi: molti prodotti allo studio utilizzano forme attenuate o modificate del coronavirus SARS-CoV-2 (quello che provoca la malattia Covid-19); altri contengono, invece, frammenti di proteine del virus; altri ancora sono vaccini a DNA, cioè vaccini che contengono un frammento di DNA prodotto in laboratorio (tramite tecniche di ingegneria genetica), in grado di spingere le cellule a sintetizzare una proteina simile a quella del virus (una proteina che poi stimolerà il sistema immunitario, inducendolo a creare anticorpi).
Ognuna di queste strategie ha difetti e punti di forza, e al momento non ci sono motivi per ritenere che un certo tipo di vaccino abbia più chance di farcela rispetto agli altri, anche se il più consolidato (già utilizzato in molti altri vaccini) è quello che punta sulle proteine, fatte crescere in sistemi in vitro (chiamate perciò ricombinanti) e poi unite a un adiuvante per potenziare la risposta.

Va sempre ricordato che questo coronavirus non è mai entrato in contatto con l’uomo, e non si sa, di conseguenza, se non in piccola parte, quali siano le reazioni immunitarie che innesca nell’organismo. Va anche ricordato che produrre un vaccino contro il SARS-CoV-2 potrebbe non essere semplice: d’altronde per gli altri 6 tipi di coronavirus conosciuti non ne esiste ancora uno. E per alcune malattie come l’AIDS un vaccino non è ancora stato trovato, nonostante lo si cerchi da decenni.
Per comprendere meglio in che modo si cerca di arrivarci e che differenze ci sono tra i diversi tipi di vaccino si può consultare un articolo molto chiaro e arricchito da disegni e schemi, pubblicato dalla rivista scientifica Nature.

Come è facile immaginare, man mano che l’iter delle ricerche procede, i costi diventano più alti e l’organizzazione più complessa. Condurre esperimenti con questo tipo di virus richiede laboratori in grado di offrire livelli di biosicurezza molto alti; il passaggio, poi, alla sperimentazione sull’uomo comporta la necessità di partnership con ospedali, capacità di muoversi nella burocrazia internazionale, controlli ravvicinati su centinaia o migliaia di persone e così via: un compito che riescono a svolgere fino in fondo solo poche aziende. Le quali, spesso, non a caso, proprio per accorciare i tempi e ridurre i costi, si stanno mettendo insieme, come hanno fatto due big del settore, GlaxoSmithKline e Sanofi. 

Si stima che alla fine, se tutto andrà per il meglio, ci saranno non più di 1-2 vaccini entro non meno di 12-18 mesi. Un dettagliato articolo con molti grafici pubblicato sul New York Times spiega perché sono necessari tempi così lunghi, e mostra a che punto siamo, anche rispetto a tutto quanto avvenuto finora nella storia dei vaccini. Per alcuni, come quello contro l’herpesvirus che causa la varicella, ci sono voluti 28 anni di ricerche...

A.C.
Data ultimo aggiornamento 24 may 2020
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco


Vedi anche: • Troppa fretta per il vaccino Così aumenta il rischio tossicità


Tags: coronavirus, Covid-19




Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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