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Un frammento di RNA facilita
l’avvio del diabete di tipo 1?

Il diabete di tipo 1, autoimmune, ha forse qualche segreto di meno: un tassello che potrebbe portare a nuove cure. Così, almeno, sperano i ricercatori dell’Helmholtz Zentrum di Monaco di Baviera (Germania), che hanno pubblicato i risultati del loro lavoro sulla rivista scientifica Nature Medicine. Gli studiosi hanno descritto, per la prima volta, la delicata funzione di un piccolo frammento di materiale genetico chiamato miRNA142-3p, che - hanno scoperto - regola indirettamente una famiglia di protagonisti degli equilibri immunitari: i linfociti definiti "regolatori T reg", coinvolti nelle risposte autoimmunitarie. Come funziona questo complesso meccanismo? In estrema sintesi possiamo dire che quando miRNA142-3p è presente in eccesso, la sua azione inibisce fortemente altre cellule del sistema immunitario, che a loro volta modulano i T Reg. Alla fine, questi meccanismi si traducono in un’instabilità che ha come esito la formazione di autoanticorpi contro le cellule beta pancreatiche (all’origine del diabete di tipo 1).

A questo punto, trovare il modo per regolare miRNA142-3p e renderlo  presente in quantità normali, facendolo funzionare a dovere (non troppo, e neppure troppo poco), potrebbe aiutare a combattere il diabete di tipo 1, o a rallentarne l’evoluzione. Negli animali da laboratorio questo approccio ha portato a primi, incoraggianti riscontri positivi. Gli studi - annunciano i ricercatori - proseguiranno a tutto campo, anche sui tratti del DNA (cioè sui geni) che "governano" questi intricati processi immunitari e regolatori.

 

A.C.
Data ultimo aggiornamento 9 jan 2020
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco


Vedi anche: • Uno squilibrio della microflora intestinale favorisce il diabete 1


Tags: diabete di tipo 1, miRNA142-3p




Lungo il fiume, in missione parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.