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Le ondate di caldo eccessivo accelerano l’invecchiamento dell’organismo umano

Le ondate di calore eccessivo, sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico, accelerano l’invecchiamento dell’organismo umano. Lo dimostra uno studio pubblicato su Nature Climate Change, condotto su 25.000 cittadini di Taiwan, che ne conferma altri pubblicati negli ultimi anni. Gli autori hanno infatti controllato i dati medici del periodo compreso tra il 2008 e il 2022, con particolare attenzione alla salute di organi quali i reni, il fegato e i polmoni, e al livello di infiammazione e alla pressione, che risentono particolarmente delle alte temperature, e hanno messo a punto un indice di invecchiamento biologico. Quindi hanno verificato se vi fosse o meno una correlazione con le dieci ondate di calore (temperature molto elevate per più giorni consecutivi) che hanno colpito il paese nel periodo esaminato. Il risultato è stato che per ogni 1,3 °C di temperatura in più, le persone esposte hanno aggiunto 0,023–0,031 anni al loro orologio biologico. L’aumento può sembrare di lieve entità, ma se applicato alle diverse ondate e ai massimi delle temperature visti come quelli in Pakistan nel 2022, dove sono stati raggiunti i 50°C, e a milioni di persone, non lo è. In più, uno studio condotto in Germania nel 2023 aveva mostrato cambiamenti epigenetici (dell’espressione dei geni) associati alle ondate di calore, e lo stesso era accaduto con un’altra ricerca, condotta negli Stati Uniti su 3.600 anziani. 

Da notare che negli anni si è visto un leggero miglioramento nelle conseguenze osservate, probabilmente a causa della maggiore diffusione dei sistemi di condizionamento e di altre misure. Ma resta il fatto che il calore eccessivo fa male alla salute e che la situazione è in peggioramento.

Negli anni sessanta, in media le ondate di calore erano due all’anno. Oggi sono sei.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 29 agosto 2025
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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