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Maxi-studio danese su 1,2 milioni di bambini
conferma: l’alluminio nei vaccini è innocuo

Foto di Irina Velichkina (agenzia iStock)

di Agnese Codignola

Premessa: lo studio di cui parleremo non sarebbe mai stato svolto, se le teorie no vax non avessero ripreso vigore negli ultimi anni, e conosciuto una popolarità senza precedenti dopo la pandemia da Covid 19. Il tempo di lavoro dei ricercatori e il denaro necessari a portarlo a termine avrebbero potuto trovare un più utile impiego per cercare risposte a domande che ancora non ne hanno, invece che per ribadire in un unico studio completo certezze ben note da decenni, dimostrate al di là di ogni dubbio da centinaia di ricerche precedenti. Ma viste le conseguenze della sfiducia nei vaccini, con il ritorno di malattie che avevano smesso di destare preoccupazione come il morbillo, alcuni esperti si sono sentiti in obbligo di produrre ulteriori risultati, e di divulgarli affinché l’opinione pubblica fosse informata correttamente. La scienza, infatti, non ha altre armi se non le prove fornite dalle osservazioni e dai numeri. Nello specifico, i ricercatori dell’Università di Copenaghen, in Danimarca, hanno voluto formulare ulteriori e inattaccabili dati sull’assenza di qualunque relazione tra l’alluminio utilizzato in alcuni vaccini e decine di malattie, nel tentativo di convincere almeno qualcuno dell’infondatezza dei timori, e della pericolosità, per i bambini e per tutti, di malattie che si potrebbero evitare con una semplicissima immunizzazione. 

Inoltre, studi come questo si potrebbero evitare se si tenesse presente che l’origine delle accuse all’alluminio è una pura invenzione, propagandata da un medico inglese che ha falsificato i dati e che è stato poi radiato dall’ordine cui apparteneva per comportamenti del tutto non etici. Questo signore ha ammesso di aver inventato tutto – peraltro parlando di meno di dieci bambini - per guadagnare (moltissimo) denaro.

Lo studio che dovrebbe mettere la parola fine alle fake news sui sali di alluminio, utilizzati da decenni come conservanti dei vaccini, è stato pubblicato su una delle riviste di medicina più prestigiose al mondo: gli Annals of Internal Medicine da ricercatori di diverse discipline dello Statens Serum Institut dell’Università di Copenaghen, e riguarda tutti i bambini nati nel Paese tra il 1997 e il 2018: una coorte (come si dice in termine tecnico) di ben 1,2 milioni di individui che oggi hanno dai 7 ai 24 anni. Essendo molto ampio questo periodo, sono stati vaccinati con assortimenti che sono cambiati nel tempo, e con vaccini che avevano dosi variabili di alluminio, tutte prese in considerazione. 

Per tutti è stata calcolata la quantità totale di alluminio assunta in due anni attraverso le vaccinazioni cui erano stati sottoposti, e poi sono state cercate relazioni con un alto numero di malattie: una cinquantina, 36 delle quali autoimmuni, nove legate alle forme atopiche o allergiche, e cinque ai disturbi dello sviluppo cognitivo. I controlli hanno riguardato la salute di tutti i bambini fino all’età di cinque anni, con un aggiornamento fino al dicembre del 2020. Ebbene: non è emerso alcun tipo di legame tra i vaccini e le malattie (nessuna delle 50). Anzi, si è vista una piccola diminuzione del rischio di sviluppare una patologia autoimmune (del 2% per ogni milligrammo – mg - di alluminio assunto), oppure un’allergia (-1% per mg) o un disturbo cognitivo (-7% per mg). In particolare, la diminuzione del rischio del 7% si è vista anche per l’autismo, la malattia per la quale era stato suggerito il nesso inventato e che da allora è stata spesso indebitamente associata ai vaccini.

Questi dati, ricavati con un metodo statistico molto rigoroso dagli archivi pubblici, relativi a più di 1,2 milione di bambini - come dicevamo - in un arco di tempo che arriva a 24 anni, non lasciano alcun dubbio sul fatto che l’alluminio dei vaccini non solo sia innocuo, ma possa addirittura avere un lieve effetto protettivo. Si tratta, in realtà, di fatti scientifici già noti, ma che sono ora confermati in modo inattaccabile. 

Per capire meglio i danni provocati da una fake news di enorme successo, è opportuno ripercorrere l’origine della diceria.

Nel 1998 il medico inglese Andrew Wakefield pubblica, sulla rivista scientifica Lancet, un articolo, ritirato poi nel 2010, e definito in seguito “lo studio più dannoso degli ultimi cento anni". In esso Wakefield parla di 12 bambini vaccinati, e sostiene di aver trovato materiale genetico del virus del morbillo nell’intestino di otto bimbi diventati autistici. Quindi si spinge a definire una nuova malattia, mai riconosciuta dalla comunità scientifica, né in seguito descritta da altri: quella che lui chiama enterocolite autistica. Più tardi si scoprirà che il riscontro del DNA virale è frutto di un errore di laboratorio attribuito alla tecnica della Polimerase Chain Reaction (PRC) effettuata male.

Secondo la sua teoria, comunque, le tossine intestinali del virus, giunte tramite il vaccino (realizzato con virus vivi ma inattenuati e innocui) anche grazie all’alluminio, sarebbero passate in circolo ed entrate nel cervello dei bambini, facendone diventare otto autistici, tutti un mese dopo la vaccinazione contro morbillo, rosolia e parotite.

Già nella casistica è evidente un errore. L’autismo, di solito, viene diagnosticato nello stesso periodo in cui si effettuano le vaccinazioni, attorno ai due anni, e non è quindi per nulla atipico che arrivi una diagnosi proprio in coincidenza coin le vaccinazioni. A due anni ci sono però bambini vaccinati, e altri no. Per vedere se ci sia un effetto del vaccino sulle diagnosi di autismo bisognerebbe confrontare l’incidenza della malattia sospetta nei due gruppi, altrimenti non si può affermare nulla. Ma Wakefield, che di certo lo sapeva, non lo ha fatto, e cioè ha segnalato l’autismo in bambini vaccinati e poi lo ha collegato con i vaccini con alluminio, in modo del tutto arbitrario.

In mancanza di un gruppo di controllo, e cioè del dato sull’incidenza dell’autismo nei bambini non vaccinati (in realtà identica, come tutti i dati dimostrano, a quella dei bambini vaccinati), è semplicemente impossibile attribuire al vaccino qualunque tipo di effetto. Inoltre, i sintomi intestinali da lui denunciati, presenti nell’autismo, arrivano sempre dopo la diagnosi e le prime manifestazioni: non ha senso affermare che l’autismo derivi da essi.

Nel 2002, Wakefield pubblica un nuovo lavoro, su qualche decina di bambini, che presenta lo stesso tipo di gravi falle metodologiche e teoriche, che il medico non poteva non conoscere. Si inizia quindi a dubitare fortemente della sua buona fede, anche se la cattiva fama dei vaccini, e in particolar modo dell’alluminio, si è già diffusa, alimentata da varie celebrities che la sostengono, e da agenzie sanitarie pubbliche che prendono sul serio le "teorie" di Wakefield. 

Nel 2009, il quotidiano britannico Sunday Times afferma che i dati sono stati manipolati e poco dopo è il British Medical Journal ad accusare Wakefield, parlando apertamente di frode e di gravissime responsabilità per aver posto la vita di migliaia di bambini a rischio.

Inchieste giornalistiche e approfondimenti scientifici successive svelano poi che il medico ha guadagnato 43 milioni di dollari all’anno vendendo un proprio kit per la diagnosi di autismo e facendosi pagare per interventi di vario tipo rivolti a pubblici no vax. Nel 2010, l’Ordine dei medici britannico lo radia, anche se lui, nel frattempo, si è trasferito negli Stati Uniti.

I danni di un lavoro inventato a scopo di lucro, che oltretutto riguardava pochissimi soggetti, si fanno sentire ancora oggi, e sono all’origine di una grave, nuova epidemia di morbillo che sta colpendo gli Stati Uniti, e della generale diffidenza nei confronti di vaccini che sono stati somministrati per decenni con enormi benefici. 

Negli ultimi mesi alcuni bambini sono morti per morbillo negli Stati Uniti e in Europa. Questi drammatici decessi si sarebbero potuti evitare se i genitori, anziché credere a teorie prive di fondamento, diffuse da uno speculatore senza scrupoli diventato milionario sulla pelle dei bambini, avessero ascoltato la scienza.

Data ultimo aggiornamento 23 luglio 2025
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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