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La terapia cognitivo-comportamentale può contrastare i sintomi della menopausa

La menopausa è spesso accompagnata da disturbi quali ansia e depressione, difficoltà di concentrazione e memorizzazione, sbalzi di umore, vampate e simili contro i quali le soluzioni sono poche, e non sempre di dimostrata efficacia. Ora però una metanalisi pubblicata sul Journal of Affective Disorders dai ricercatori dello University College di Londra fornisce qualche indicazione in più su ciò che si può fare con l’aiuto di uno psicoterapeuta. In particolare, gli autori hanno analizzato 30 studi sui diversi possibili approcci psicologici condotti in 14 paesi, che hanno coinvolto 3.500 donne. Dieci di essi riguardavano la terapia cognitivo-comportamentale o CBT, nove cure incentrate sulla Mindfulness (o MBT un metodo che parte dalla consapevolezza del presente senza alcuna valutazione morale), e gli altri 11 su un ulteriore tecnica di supporto chiamata terapia dell’accettazione e dell’impegno (Acceptance and Commitment Therapy o ACT), il counselling di gruppo, il supporto del partner, il coaching finalizzato alla promozione della salute e le tecniche di liberazione dalle emozioni.

L’esito del confronto tra le possibili strategie è stato chiaro: le donne traggono il maggior beneficio da una terapia cognitivo-comportamentale, che include la conoscenza di quanto sta accadendo e poi i consigli su come affrontarlo al meglio dal punto di vista psicologico, ma anche pratico, oltre a tecniche di rilassamento e di monitoraggio dei sintomi.

In base alle risposte date ad alcuni tipi di questionari riconosciuti a livello internazionale, infatti, le donne che si sono sopposte a una CBT hanno avuto benefici maggiori rispetto a quelle che hanno seguito altre tipologie di terapia, anche sulla capacità di concentrazione e sulla memoria. La Mindfulness si è rivelata efficace quanto la CBT su ansia e depressione, ed entrambe sono state superiori alle altre o al placebo o i controlli in generale, e hanno apportato benefici alla quotidianità delle donne.

Infine, la CBT ha anche un bilancio positivo dal punto di vista del rapporto tra costi e benefici, perché richiede sessioni relativamente brevi, in media di 1,5 ore l’una (e negli studi la durata complessiva è stata, in media, di 11,8 ore).

I risultati confermano alcune linee guida come quelle britanniche, che già includono la CBT come alternativa o supporto alla terapia ormonale. Secondo gli autori la CBT dovrebbe essere sempre presa in considerazione, quando si manifestano disturbi associati alla menopausa tali da compromettere la qualità di vita.

Servono comunque ricerche ulteriori, concludono, per definire meglio i diversi aspetti.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 18 marzo 2024
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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