Questo sito utilizza cookies tecnici per l'analisi del traffico, in forma anonima e senza finalità commerciali di alcun tipo; proseguendo la navigazione si acconsente all'uso dei medesimi Ok, accetto

La resistenza allo stress aiuta a prevedere
la gravità di psoriasi e artrite psoriasica

Stress e psoriasi sono un’accoppiata indissolubile: chiunque soffra della malattia autoimmune lo sa. E ora uno studio pubblicato sul Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology fa un passo ulteriore, mostrando, in un modo piuttosto originale, come le persone che hanno una minore capacità di resistere agli stress siano anche quelle più soggette alle crisi della psoriasi e della sua parente stretta, l’artrite psoriasica. In esso infatti gli autori, reumatologi della University of Gothenburg, in Svezia, hanno verificato i test psicologici di 1,6 milioni di ragazzi svedesi di 18 anni chiamati per la leva militare obbligatoria fino al 2005, e valutati anche per la resistenza allo stress. I cadetti sono stati suddivisi in tre categorie: più della metà aveva una capacità di affrontare uno stress media, mentre circa il 20% ne aveva una bassa, e altrettanti una considerata alta. In seguito, circa 36.000 di loro avevano sviluppato una psoriasi o un’artrite psoriasica. Controllando la categoria di appartenenza, i ricercatori hanno dimostrato che coloro che ricadevano nella classe a minore resistenza allo stress avevano anche un rischio di sviluppare una psoriasi o un’artrite superiore del 31% rispetto agli altri. Verificando poi solo i casi più gravi, i numeri sono risultati anche peggiori: tra i più fragili, il rischio di psoriasi era aumentato del 79%, quello di artrite psoriasica del 53%, rispetto a chi mostrava un’elevata resistenza. La conclusione è un consiglio rivolto soprattutto ai medici, che dovrebbero tenere conto anche di questi aspetti nell’impostazione delle cure e del supporto più adeguato, anche se questo tipo di predisposizione ha componenti genetiche, ed è modificabile solo in parte.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 27 maggio 2024
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Warning: Use of undefined constant lang - assumed 'lang' (this will throw an Error in a future version of PHP) in /var/www/nuevo.assediobianco.ch/htdocs/includes/gallery_swiper.php on line 201

Notice: Undefined index: lang in /var/www/nuevo.assediobianco.ch/htdocs/includes/gallery_swiper.php on line 201

Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

Chiudi

Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

VAI ALLA VERSIONE COMPLETA