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La gomma da masticare e le malattie come la parodontite c’erano già nel Mesolitico

Anche nel Mesolitico, circa 9.700 anni fa, c’erano le gomme da masticare, e le malattie delle gengive tormentavano i più sfortunati. Lo dimostra uno studio di reperti trovati in Svezia, in un sito chiamato Huseby Klev, sull’isola Orust, identificato circa trent’anni fa, e da allora sede di continue ricerche da parte di varie università, tra le quali quella di Goteborg e quella di Stoccolma. In particolare, i paleontologi e paleobiologi svedesi si sono concentrati sui resti di tre individui giovani, e hanno scoperto che anche loro masticavano una sorta di gomma ottenuta con resine e gelatine ricavate da trote, cervi e nocciole che, quindi, evidentemente, facevano parte della loro dieta abituale. Come riportato sulla rivista del gruppo Nature Scientific Reports, però, anche le gomme da masticare mesolitiche erano perfette per preservare il materiale genetico, come accade con quelle di oggi. Per questo, sequenziando - non senza difficoltà, viste le miscele presenti, e l’antichità dei resti - i materiali genetici trovati nelle gomme (che recano ancora le tracce dei denti, esattamente come accade oggi), i ricercatori sono riusciti ad avere informazioni sulla dieta, e a dimostrare che uno dei tre giovani soffriva di parodontite, malattia gengivale che può portare alla perdita del dente e che è causata da alcune specie batteriche.

Lo studio delle abitudini alimentari e delle infezioni che colpivano gli uomini e le donne preistoriche, oltre a essere estremamente affascinante, è importante per comprendere l’evoluzione della specie umana, la risposta ai patogeni, e anche per interpretare meglio la situazione attuale.

 

A.B.
Data ultimo aggiornamento 6 febbraio 2024
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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