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La forma più grave di malaria, la falciparum, flagellava anche la famiglia de’ Medici

I nobili appartenenti alla famiglia fiorentina de’ Medici erano spesso imbalsamanti, con una procedura che prevedeva il prelievo degli organi interni e la loro conservazione in orci separati. Poi, gli orci erano tumulati insieme ai resti nella Basilica di San Lorenzo. Nel 2010 è stato concesso ai ricercatori dell’Università di Heidelberg, in Germania, e dell’Institute for Mummy Studies at Eurac Research (Bolzano, Italy) di prelevare nove campioni da altrettanti orci, due dei quali recavano il nome del defunto. Come riferito su Emerging Infectious Diseases, da un primo prelievo erano stati ottenuti alcuni brandelli che sembravano di abiti, ma che a un’indagine più approfondita si sono rivelati essere di tessuti umani non meglio precisati: una vera sfida per gli archeologi. I quali hanno suddiviso il materiale in 24 campioni, e condotto una serie di test molecolari e morfologici, che hanno confermato appunto che si trattava di reperti di qualcuno della famiglia, ma anche dato esisti misti.

Dal punto di vista del materiale genetico, infatti, non è stato possibile ottenere alcuna informazione, perché gli orci sono stati più volte raggiunti dalle esondazioni del fiume Arno, che insieme agli sbalzi di temperatura hanno degradato il DNA in modo irreversibile, rendendo di fatto impossibile le ricerche. Ma dal punto di vista morfologico e anatomo-patologico non sono mancate le sorprese. Quei pezzetti contenevano infatti ancora globuli rossi ben visibili al microscopio, i quali, al loro interno, in un caso ospitavano resti del plasmodio della malaria che, appunto, si annida nel sangue e vi prolifera per alcune delle fasi del suo complesso ciclo riproduttivo. In alternativa, poteva trattarsi di un altro parassita non molto diverso, un protozoo chiamato babesia, ma ulteriori test hanno eliminato ogni dubbio.

Nel sangue di quel Medici c’era quindi la forma peggiore di malaria, quella veicolata dal Plasmodium flaciparum, ancora oggi spesso mortale. Inoltre, è stato possibile dimostrare anche che il malarico aveva un gruppo sanguigno di tipo B, che è anche il più suscettibile proprio alla malaria. Ciò che non si sa è chi fosse il malato, perché i campioni sono stati prelevati da uno degli orci senza nome.

Ma i risultati hanno comunque confermato (come già suggerito da altri studi in precedenza) la presenza di malaria anche in Italia, nel XV secolo, probabilmente contratta in una delle battute di caccia nelle paludi attorno a Firenze, paradiso delle zanzare vettore, dove i Medici amavano trascorrere molto tempo.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 13 ottobre 2023
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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