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La chitina di insetti, crostacei e funghi si
può digerire grazie al sistema immunitario

La chitina è una proteina diffusissima in natura, e parte costituente del guscio dei crostacei e degli insetti, e della parete dei funghi. Può indurre allergie sia per in gestione che per inalazione. Ma, a parte questi casi di reazioni errate, come reagisce il corpo alla sua presenza nello stomaco? Riesce a digerirla? La domanda è importante non solo per il consumo di crostacei e funghi, ma anche per quello, crescente, di insetti e derivati.

Per capire esattamente in che modo l’organismo riesca a metabolizzare la chitina, un gruppo di ricercatori della Washington University ha condotto una serie di test su modelli animali alimentati con una dieta di controllo, con cellulosa, oppure arricchita in chitina. Come hanno illustrato su Science, la scoperta più sorprendente è stata il coinvolgimento diretto di una famiglia di cellule del sistema immunitario chiamate linfoidi innate 2 o ILC2), note per intervenire durante le infezioni date da parassiti oppure nelle allergie. I passaggi sarebbero i seguenti: la chitina che arriva nello stomaco provoca una distensione delle sue pareti interne. Questa sollecitazione meccanica induce il rilascio di cellule ILC2 le quali, a loro volta, stimolano la produzione e il rilascio di un enzima specifico per la digestione della chitina, la chitinasi acida dei mammiferi. Se la dieta prevede abitualmente l’assunzione di chitina, l’enzima è sempre presente, anche se le sue quantità variano nel tempo in base all’assunzione. Inoltre, la chitina ha effetti metabolici: se da una parte favorisce l’assunzione di peso, dall’altra è associata a un miglioramento della tolleranza al glucosio e all’insulina. Gli alimenti che la contengono potrebbero dunque rivelarsi particolarmente adatti per esempio a chi ha una condizione prediabetica.

Chi teme che mangiare insetti sia pericoloso si sbaglia: tranne che nei casi di allergie e intolleranze (le stesse che insorgono verso i crostacei), il corpo umano è perfettamente in grado di digerire la chitina, e infatti almeno due miliardi di persone lo fanno abitualmente, e molte di più lo hanno fatto per millenni.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 1 febbraio 2024
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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