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Il rischio di tumore dello stomaco aumenta in chi aggiunge sale alle pietanze già salate

Aggiungere regolarmente sale agli alimenti già salati è una pessima abitudine, perché fa aumentare sensibilmente il rischio di sviluppare un tumore dello stomaco. Il nesso era già noto per le popolazioni orientali, che hanno, per tradizione, l’abitudine a consumare moltissimo sale, spesso aggiungendone a ogni portata. Ma ora è stato dimostrato anche per gli inglesi e quindi, presumibilmente, per la maggior parte delle popolazioni occidentali che, comunque, in media, assumono un quantitativo di sale che è almeno doppio rispetto alle dosi consigliate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (da 7 a 18 e più grammi al giorno contro i 5 considerati massimi auspicabili). Lo conferma infatti uno studio pubblicato su Gastric Cancer, nel quale i ricercatori dell’Università di Vienna, in Austria, hanno analizzato i dati contenuti nel database britannico UK Biobank, relativi a più di 470.000 persone di cui erano disponibili dati medici e informazioni sulle abitudini relative a poco meno di dieci anni. Il risultato è stato che, in un periodo di tempo di circa dieci anni, coloro che aggiungevano sempre o quasi sale hanno avuto un aumento del rischio di sviluppare il tumore gastrico del 39% rispetto a chi non aggiungeva mai sale.

Per ridurre il consumo di sale, molti paesi hanno lanciato campagne pubbliche di sensibilizzazione e azioni quali la diminuzione del sale nel pane. Aggiungerne abitualmente alle pietanze non è mai una buona idea, perché oltre al rischio oncologico salgiono anche - e di molto - quello cardio- e quello cerebrovascolare.

Al contrario, bisogna cercare di diminuirne la quantità assunta giornalmente.

 

A.B.
Data ultimo aggiornamento 28 maggio 2024
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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