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Errori del sistema immunitario dietro alcune forme di psicosi?

All’origine di alcune forme di psicosi potrebbe esserci una reazione autoimmunitaria (cioè una serie di errori del sistema immunitario). Lo si sostiene da tempo, in base a quella che viene appunto chiamata “ipotesi immune”, ma finora le prove erano scarse, frammentarie, e indirette. Ora però uno studio pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry dagli specialisti del Children’s Hospital di Sidney, in Australia, porta nuove prove a favore di questa ipotesi. 

Gli autori hanno infatti analizzato il sangue di 43 bambini che avevano avuto un primo episodio di psicosi e di altrettanti bambini sani; in entrambi i casi hanno verificato il profilo degli anticorpi (e, in particolare - se vogliamo entrare nei dettagli tecnici - hanno controllato la presenza di autoanticorpi contro due proteine presenti sulla superficie delle cellule nervose, i recettori per i neurotrasmettitori dopamina D2 e NMDA, già associati a effetti psicotici). Gii studiosi hanno così visto che, mentre nessuno dei bambini sani presentava quegli autoanticorpi (che sono un indizio della presenza di problemi autoimmuni), otto dei bambini con problemi di psicosi avevano, invece, uno dei due tipi di autoanticorpi (3 avevano gli D2, 6 gli anti NMDA – uno li aveva entrambi).

Naturalmente non basta aver ritrovato questi anticorpi per poter dire con certezza che certi tipi di psicosi sono legati ai disturbi di autoimmunità (anche perché non tutti i bambini psicotici li producono), ma questi studi - sottolineano i ricercatori - confermano che il ruolo dell’autoimmunità in queste malattie va approfondito, insieme a quello di possibili cofattori scatenanti come i farmaci, i geni e gli elementi ambientali.’

A.B.
Data ultimo aggiornamento 6 mar 2015
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco


Tags: autoimmunità, mente-corpo, psicosi




Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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