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Anticorpi doppi per bloccare
meglio il virus che cambia

Un anticorpo doppio (in termine tecnico, anticorpo monoclonale bispecifico) per bloccare il coronavirus con maggiore efficacia, rispetto agli altri farmaci: diversi gruppi di studiosi nel mondo stanno lavorando a questo “modello”, e in Europa un’équipe dell’Istituto di ricerca in biomedicina di Bellinzona, guidata da Luca Varani, ha già realizzato nei mesi scorsi un prototipo, con ottimi risultati in laboratorio (entro l’anno dovrebbe cominciare la sperimentazione sull’uomo). Anche negli Stati Uniti i ricercatori del National Institute of Allergy and Infectious Diseases e di altri istituti hanno appena creato un anticorpo bispecifico diretto contro il coronavirus SARS-CoV-2, responsabile della malattia Covid-19, con risultati interessanti, come riferisce la rivista Science Translational Medicine. In particolare - si legge in un comunicato dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS)], che pubblica le riviste del gruppo Science - l’anticorpo bispecifico si è rivelato 100 volte più potente contro il virus rispetto al “cocktail” degli anticorpi monoclonaliGli anticorpi monoclonali sono anticorpi del tutto simili a quelli che il sistema immunitario produce contro i “nemici” (batteri, virus e altro ancora), ma non sono presenti in modo naturale nel nostro organismo. Vengono creati in laboratorio, grazie a tecniche di ingegneria genetica, e sono mirati contro un preciso bersaglio della malattia, identificato dai ricercatori: per esempio, nel caso del Covid, contro la proteina Spike, utilizzata dal coronavirus per entrare nelle cellule e infettarle. Una volta prodotti, vengono fatti moltiplicare in laboratorio, identici, in un numero grandissimo di copie, o di cloni (per questo vengono chiamati monoclonali), e poi immessi nell’organismo del paziente, in genere tramite infusione (endovena). da cui è derivato. Questo anticorpo bispecifico, infatti, è stato costruito (grazie a tecniche di ingegneria genetica) partendo da un anticorpo che era apparso efficace contro il coronavirus e sostituendo una delle sue due “braccia” (gli anticorpi hanno la forma di una Y) con quella di un altro anticorpo, sempre diretto contro il virus, ma in modo differente. Così facendo, il bispecifico è riuscito a bloccare il SARS-CoV-2 agganciandosi con le “braccia” in due punti diversi, e questa doppia possibilità - come è facile immaginare - ha reso più efficace l’azione.

Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di chiarire meglio questi aspetti. Di norma gli anticorpi (quelli prodotti in modo naturale dal nostro sistema immunitario) hanno due “braccia” identiche e capaci di raggiungere un unico, preciso bersaglio (un punto ben determinato di un virus o di un batterio, ovviamente uguale per entrambe le braccia), in modo da bloccarlo e distruggerlo. L’anticorpo bispecifico ha invece due braccia diverse, per raggiungere il virus in modo più efficace. Soprattutto, per colpire il virus anche in presenza di mutazioni (anche quando, cioè, i punti per cui le braccia erano state programmate, si modificano). Il SARS-CoV-2, come si sa, è molto abile a cambiare struttura, e anche in questo modo riesce a sfuggire, in certi casi, agli anticorpi naturali prodotti dall’organismo. Con i “bispecifici”, invece, il virus ha più difficoltà a nascondersi, perché dovrebbe generare due mutazioni contemporaneamente nei due diversi punti verso i quali è programmato l’anticorpo monoclonale "doppio".

Nel caso dell’anticorpo bispecifico realizzato negli Stati Uniti, le due braccia prendono di mira due punti diversi della proteina SpikeLa proteina Spike caratterizza visivamente il coronavirus SARS-CoV-2 (responsabile della malattia Covid 19): è infatti la protuberanza che somiglia a una corona presente sulla superficie di questa famiglia di virus. È formata da due componenti: una chiamata S1, che si aggancia al recettore Ace2 (una proteina presente su molte delle nostre cellule: in particolare, in quelle dei polmoni, del cuore, dell’intestino, dei reni, e nel rivestimento dei vasi sanguigni), e costituisce la porta d’ingresso usata dal virus per entrare nelle cellule stesse. La componente S2, invece, ha il compito di attaccare le cellule e iniziare “l’invasione”. Le mutazioni di SARS-CoV-2 modificano soprattutto la superficie della componente S1, rendendola capace di arpionare in modo più efficiente Ace2, e di creare legami più stretti. Possiamo immaginare S1 come una superficie irregolare le cui protuberanze si agganciano ad Ace2, similmente a quanto avviene per i tasselli di un puzzle, e S2 come un pungiglione che si conficca all’interno della cellula bersaglio., necessaria al virus stesso per agganciarsi alle cellule dell’organismo. I ricercatori statunitensi hanno creato diversi tipi di anticorpi bispecifici, capaci di neutralizzare le varianti Alpha, Beta, Gamma e Delta del coronavirus. Saranno necessari nuovi studi, ma - hanno scritto su Science gli studiosi - si può già affermare che gli anticorpi bispecifici rappresentino una promettente contromisura di nuova generazione contro le varianti di SARS-CoV-2 più preoccupanti.

Bloccare il virus, lo ricordiamo, significa salvare la vita al paziente, ma significa anche limitare la diffusione del virus stesso e la “fuoriuscita” delle sue possibili varianti.
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(Nella foto dell’agenzia iStock, anticorpi in azione contro una cellula malata)

P.R.C.
Data ultimo aggiornamento 21 sep 2021
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco


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Tags: coronavirus, Covid-19




Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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