CRONOMEDICINA
Per proteggere il cuore assunzione di cibo
e ritmi circadiani vanno sincronizzati
Per proteggere il cuore e il metabolismo, soprattutto se si è in sovrappeso e soprattutto dopo una certa età, bisognerebbe smettere di mangiare tre ore prima di coricarsi e, sempre tre ore prima, abbassare le luci. Per non affaticare il muscolo cardiaco e preservare anche la funzionalità del pancreas, è infatti importante non solo non assumere calorie in eccesso ma anche sincronizzare l’assunzione di cibo con i ritmi circadiani e allungare di due-tre ore l’intervallo durante il quale si digiuna. Lo dimostra uno studio condotto dai ricercatori della Northwestern University che mette in evidenza il ruolo dei ritmi circadiani nel mantenimento di un buono stato di salute. Un secondo studio propone invece un nuovo farmaco per allineare i propri ritmi biologici a quelli naturali, qualora vi sia uno sfasamento.
Nello studio sul digiuno, pubblicato su Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology, una quarantina di persone in sovrappeso o già obese, di età compresa tra i 36 e i 75 anni sono state assegnate a uno tra due gruppi: quello che rispettava un digiuno notturno più lungo, di 13-16 ore, e quello che seguiva le abitudini, con una pausa di 11-13 ore, per 7,5 settimane; a tutti è stato chiesto anche di tenere le luci basse nelle tre ore precedenti il sonno. Il risultato è stato che chi aveva preso parte al primo gruppo aveva avuto miglioramenti piuttosto chiari: un calo della pressione del sangue notturna del 3,5% e uno della frequenza cardiaca del 5%. Anche la glicemia era andata meglio, e i benefici erano visibile durante tutta la giornata successiva.
Il rispetto del ritmo circadiano e l’allineamento di quando si assume il cibo è quindi molto importante.
Qualora lo sfasamento sia indotto, per esempio da un jet lag o da un lavoro notturno, presto potrebbe arrivare un nuovo farmaco, chiamato MIC-628, che agisce direttamente su uno dei geni responsabili della sincronizzazione, attivandolo. Come riferito su PNAS, infatti, nei modelli animali una sola somministrazione è stata in grado di dimezzare i tempi di riallineamento, spostando in avanti l’orologio biologico di sei ore in quattro giorni anziché nei sette necessari senza trattamento. I test continuano, nella speranza di arrivare quanto prima alle prime sperimentazioni sull’uomo.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 23 febbraio 2026
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