SOCIOLOGIA
Guerra in Ucraina: uno studio di Nature svela cosa ne pensano europei e americani
Gli europei e gli statunitensi sostengono gli aiuti militari all’Ucraina in guerra, perché considerano l’aggressione russa un rischio proveniente da un paese autoritario, le cui azioni offensive potrebbero estendersi anche ad altri paesi. Che sia così lo dimostra uno studio pubblicato su Nature Communications, nel quale i ricercatori dell’Università di Costanza e di Monaco, in Germania, e finanziato dalla Fondazione tedesca per la ricerca sulla pace o DSF, hanno sottoposto a interviste dettagliate oltre 10.000 cittadini di cinque tra i paesi che aiutano militarmente e attivamente l’Ucraina: Francia, Italia, Stati Uniti Gran Bretagna e Germania.
Per comprendere lo stato d’animo della cittadinanza, in una prima fase sono stati chiesti giudizi su una serie di scenari bellici che comportavano perdite di vite umane, di territori e rischio di escalation. In un secondo set di domande sono state indagate le reazioni a situazioni reali e specifiche come la fornitura di aerei o carri armati, per i quali erano anche specificate le possibili conseguenze come i danni, ma anche la possibilità che, grazie a queste iniziative, la guerra in Ucraina terminasse prima.
I partecipanti hanno confermato che considerano l’aggressione russa ingiustificata, perché non riconoscono le rivendicazioni territoriali russe né il desiderio di condizionare la politica ucraina fino a porla sotto il proprio comando. Tuttavia temono un’escalation nucleare e si preoccupano per il numero di vittime, sempre crescente. Questi ultimi fattori costituiscono limiti considerati invalicabili: oltre un certo numero di morti e feriti e in caso si dovesse pensare al ricorso alle armi atomiche il consenso probabilmente crollerebbe. Al contrario, il peso economico degli aiuti non è percepito come un reale ostacolo al sostegno, anzi, viene considerato quasi irrilevante.
Le considerazioni sui rischi che si possono e si devono correre e sui prezzi da pagare sono omogenee nei cinque paesi, mentre per quanto riguarda le priorità le risposte cambiano: negli Stati Uniti e in Gran Bretagna i cittadini insistono sulla sovranità territoriale, mentre Francia e soprattutto Italia considerano la possibilità di qualche perdita di territorio come accettabile. Infine, le risposte appaiono polarizzate in base all’orientamento politico e quasi tutti i cittadini respingono l’idea di invio di proprie truppe sul territorio.
Anche se le interviste sono state fatte nel 2023, secondo gli autori le autorità politiche possono ancora contare sul favore della popolazione, a patto che non superino alcune linee rosse come il ricorso alle armi atomiche o un numero eccessivo di vittime.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 24 gennaio 2026
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