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Come il covid, anche l’mpox può provocare strascichi imprevisti che durano anche mesi

Anche l’mpox, già noto come vaiolo delle scimme, l’infezione veicolata da un poxvirus della famiglia di quello del vaiolo umano, che ha provocato alcune ondate epidemiche in tutto il mondo, a partire dal 2022, può lasciare dietro di sé conseguenze a lungo termine, per alcuni pazienti. Esattamente come altre infezioni tra le quali il Covid, che dà luogo al Long Covid, o la borreliosi (o malattia di Lyme), la sintomatologia cambia, diventa eterogenea ma non scompare e può essere più o meno grave. Lo dimostra una casistica riportata sugli Annals of Internal Medicine e analizzata dagli infettivologi di alcuni ospedali di New York e Houston. Gli autori hanno selezionato circa 300 persone che avevano avuto o meno l’mpox (tra il 2022 e il 2024 negli Stati Uniti i casi sono stati circa 34.000) e hanno scoperto che, dopo 11-18 mesi dalla diagnosi, il 58% degli infettati aveva ancora almeno uno dei sintomi e che nel 13% dei casi si trattava di disfunzioni che coinvolgevano l’apparato genitale. Molti avevano ancora lesioni cutanee, anche se il numero era quasi sempre inferiore a dieci, in uno o due zone al massimo. Il 2% aveva invece riportato conseguenze piuttosto serie, che ancora oggi pregiudicano le loro normali attività quotidiane. Come accaduto per il Covid, si delinea quindi l’esistenza di una sindrome post virale, i cui meccanismi vanno ancora chiariti. Nel frattempo, però, chi ha in cura questi pazienti deve controllare la situazione anche a distanza di tempo, e fare il possibile per contrastare le sequele, mentre i pazienti non devono sottovalutare eventuali malesseri di origine sconosciuta e non presenti prima del contagio. 

A.B.
Data ultimo aggiornamento 26 gennaio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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