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Per motivare le persone a donare sangue meglio puntare sull’altruismo che sul denaro

Per motivare le persone a donare il sangue è meglio puntare su ragioni di tipo morale, quali la generosità, l’altruismo, la disponibilità ad aiutare il prossimo in modo disinteressato, piuttosto che ricorrere a ricompense materiali, come si fa in alcuni paesi, che assegnano piccole somme di denaro oppure buoni, biglietti della lotteria e così via. Le motivazioni meramente altruistiche portano infatti più persone a donare. Lo dimostra uno studio condotto in Cina, i cui risultati sono appena stati pubblicati sul British Medical Journal. Gli autori hanno analizzato che cosa è accaduto in 30 province tra il 2014 e il 2017, periodo nel quale in tre di esse è stato introdotto il cosiddetto modello d’onore, che puntava tutto sulla gratuità, e al massimo forniva biglietti dei mezzi pubblici per raggiungere il centro trasfusioni. Le altre 27 , con metodi vari di incentivi (o nessun metodo) sono state considerate controlli. Osservando la quantità di sangue domato, i ricercatori hanno visto che nelle tre province dopo due anni questa era cresciuta del 3,5% e dopo cinque anni del 7,7%. Analizzando le caratteristiche dei donatori, inoltre, hanno osservato particolari differenze rispetto a prima dell’inizio del programma né rispetto a quanto, nello stesso periodo, è accaduto nelle 27 province di controllo. Ciò significa che la gratuità non modifica il tipo di persona motivata a donare. Lo stimolo morale sembra quindi efficace, e andrebbe preferito rispetto ai metodi che prevedono compensi economici.

Negli stessi giorni, poi, è stato pubblicato anche un secondo studio, su Lab on a Chip che potrebbe contribuire a migliorare la qualità delle trasfuzioni. In esso i ricercatori dell’Università del Colorado hanno proposto un chip capace di stimare le condizioni delle sacche di sangue, tutte soggette a invecchiamento. Di solito un’unità non dura più di una quarantina di giorni, e finora ci si è basati su dati generali come questo per stimare la scadenza del sangue donato. Presto potrebbe invece arrivare lo screening di tutte le sacche, per distinguere quelle di qualità superiore, da destinare ai pazienti più delicati, e soprattutto per capire se un certo lotto scade prima o dopo la data prevista. Ci vorrà ancora qualche mese, ma i dati preliminari confermano che il test, basato sulla vibrazione dei globluli rossi, e gestibile con un cellulare che inquadra il chip, potrebbe arrivare nel giro di qualche mese.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 25 gennaio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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