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I prototaxiti, i fossili più misteriosi, non erano funghi né licheni: sono inclassificabili

Non erano certamente animali, ma nemmeno piante, o funghi. Non erano licheni (organismi simbiontici). Non erano nulla di conosciuto, non appartenevano ad alcun regno o dominio noto. Eppure, i prototaxiti nel Devoniano (circa 400 milioni di anni fa) costituivano formazioni alte fino a otto metri, simili ad alberi senza rami ed erano presenti in molti luoghi, come dimostra il fatto che se ne siano trovati molti, nei fossili. La loro prima scoperta risale a 165 anni fa, e da allora non hanno mai svelato i loro segreti, nonostante generazioni di biologi si siano dedicati all’impresa. A questo vanno ora ad aggiungersi le nuove ricerche fatte nel sito di Rhyne, in Scozia, su un fossile molto ben conservato di Prototaxites taiti, che però non ha chiarito le idee dei ricercatori della dell’Università di Edimburgo, in Scozia. Come hanno pubblicato su Science Advances, infatti, l’esito del confronto con i funghi della stessa epoca e con quelli contemporanei è stato netto: non ci sono tratti comuni nella struttura, e non è presente una proteina fondamentale, la chitina. Non si tratta di funghi. Resta una sola ipotesi per quest’ultimo studio, tra i più sofisticati mai condotti: i prototaxiti non appartengono ad alcuna specie nota, probabilmente facevano parte di una famiglia di eucarioti oggi del tutto estinta ma allora importante. 

La ricerca continua: capire di che cosa si tratta, quali erano i comportamenti biologici e perché oggi non resta nulla di quella specie potrebbe essere molto utile per comprendere non solo l’evoluzione, ma anche la biologia degli eucarioti contemporanei.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 31 gennaio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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