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La matematica è stata "inventata" 1.500 anni prima del previsto: lo raccontano i fiori

Il pensiero matematico, con ogni probabilità, è nato prima del previsto, in Mesopotamia. Una serie di reperti di vasi di terracotta e simili, che risalgono a circa 8.000 anni fa, e quidni al tardo Neoliutico, del popolo degli Halafiani, precedente ai Sumeri, contengono infatti rappresentazioni artistiche, in particolare floreali, che presentano ripetizioni matematiche in base due, cioè sequenze di petali, foglie e altri motivi il cui numero non è casuale, ma basato su un ragionamento matematico.

Come ricordato sul Journal of World Prehistory, il popolo Halafiano visse tra il 6.200 e il 5.500 in Mesopotamia, e fino dagli anni trenta, nella zona classica, compresa tra i fiumi Tigri ed Eufrate, ne furono trovati i resti, in particolare di manufatti in terracotta. Ora un gruppo di ricercatori dell’Università di Gerusalemme ne ha catalogati ben 375, descrivendo nei minimi dettagli i motivi che vi erano rappresentati, e ha scoperto che i petali dei fiori erano quattro, otto 16, 32 o 64, e quindi procedevano secondo una moltiplicazione per due, geometrica, e non a caso. La scoperta è importante perché, finora, si riteneva che il primo pensiero matematico organizzato fosse quello dei Sumeri , vissuti 1.500 anni dopo, che, però, contavano in base 60: tracce di quelal numerazione sono ancora presenti ancora oggi, per esempio nella numerazione oraria.

Gli autori si spingono anche oltre, ipotizzando che la numerazione geometrica sia stata inventata inizialmente per suddividere i campi, perché funzionale rispetto a quella esigenza, e perché i disegni delle terracotte riportano un’armonia che richiama l’organizzazione degli spazi da dedicare all’agricoltura. Infine, gli Halafiani erano particolarmente abili anche come artisti: le decorazioni floreali su pezzi di uso, di cui nello studio sono riportare molte fotografie, sono bellissime.


Data ultimo aggiornamento 23 gennaio 2026
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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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