Questo sito utilizza cookies tecnici per l'analisi del traffico, in forma anonima e senza finalità commerciali di alcun tipo; proseguendo la navigazione si acconsente all'uso dei medesimi Ok, accetto

L’efficacia dei k-tapes sui dolori muscolari
non è dimostrata: meglio non utilizzarli

L’efficacia dei kinesio tapes, noti anche come k-tapes, i nastri elastici aesivi inventati negli anni settanta che si vedono spesso sugli arti degli sportivi professionisti e non solo, e che dovrebbero alleviare il dolore muscolare o articolare senza che sia necessario fermarsi, in realtà non è affatto dimostrata. A parte forse un lieve sollievo momentaneo, non ci sono dati che giustifichino il loro successo e ce ne sono alcuni che evidenziano un possibile effetto collaterale non grave, l’irritazione cutanea, con o senza prurito. 

La mancanza di prove a sostegno è stata dimostrata in una grande analisi che ha preso in esame ben 128 revisioni sistematiche condotte negli ultimi ani, fino al 2024, che, a loro volta, avevano analizzato 301 studi clinici, per un totale di oltre 15.800 persone coinvolte e 29 condizioni muscolo-scheletriche indagate. Il 45% riguardava gambe e piedi (per esempio le fasciti plantari, il recupero dopo un intervento al ginocchio, l’artrosi del ginocchio, il dolore alla schiena o al ginocchio cronico, il gomito del tennista o tendinopatia laterale del gomito) e quasi l’80% aveva come scopo la riduzione del dolore. Ma il punto debole della stragrande maggioranza (il 78%) di tutti questi studi, si legge nell’articolo, pubblicato sul BMJ Evidence Based Medicine, è che sono stati tutti di pessima qualità, eterogenei, spesso con pochi partecipanti, e per questo non è possibile affermare con certezza che vi sia qualche beneficio, soprattutto sul medio e lungo termine né sul dolore né sulla funzionalità della parte o sulla possibilità di muoverla. I vantaggi emersi sarebbero tutti talmente lievi e temporanei da risultare a mala pena distinguibili dal placebo. Inoltre, in 19 studi sarebbe stata segnalata l’irritazione cutanea. Per questi motivi gli autori, ricercatori dell’università di Guangzhou, in Cina, concludono che il loro uso andrebbe ridimensionato, e che è molto meglio ricorrere ai metodi di comprovata efficacia, almeno fino a quando non saranno disponibili informazioni più certe.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 7 aprile 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

Chiudi

Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

VAI ALLA VERSIONE COMPLETA