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Dieta a base vegetale e flusso mestruale abbondante possono portare all’anemia

La probabilità di sviluppare una carenza di ferro o una vera e propria anemia sono molto più elevate tra le ragazze che, avendo un ciclo abbondante, hanno una dieta a base vegetariana rispetto alle giovani che ne seguono una onnivora e hanno un ciclo normale. Lo dimostra uno studio pubblicato su PLOS One e condotto in alcuni licei svedesi nel 2023, con questionari specifici ed esami del sangue.

In esso poco meno di 400 ragazze con il ciclo già attivo e un’età pari o superiore ai 15 anni sono state invitate a rispondere ad alcune domande sia sulla loro dieta abituale sia sul tipo di mestruazioni. Contemporaneamente, a tutte sono stati fatti prelievi al fine di dosare il ferro nelle diverse situazioni. Il risultato è stato che una dieta povera di carne, soprattutto in ragazze con un ciclo abbondante, è stata associata a un rischio di sviluppare un’anemia di 14 volte superiore rispetto a quello di ragazze che mangiavano di tutto e avevano un ciclo normale. L’anemia è stata definita attraverso il dosaggio della ferritina (parametro che definisce la situazione del ferro, considerata al di sotto della norma per valori inferiori a 15 microgrammi per litro). La condizione di carenza di ferro era infatti presente nel 53% delle ragazze vegetariane e con flusso abbondante, ma nel 40% delle altre. Inoltre anche i due fattori, indipendentemente l’uno dall’altro, erano associati a un significativo aumento del rischio.

La dieta a prevalenza vegetale è sempre consigliata, ma nelle giovani donne può comportare carenza di ferro, se non attentamente bilanciata e, quando il caso, sempre su consiglio medico, accompagnata da qualche supplemento.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 8 gennaio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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