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In arrivo (probabilmente) icotrokinra, primo farmaco orale per la psoriasi giovanile

Chi soffre di psoriasi potrebbe presto avere a disposizione un farmaco nuovo, diretto contro i recettori dell’interleuchina 23 (IL23), uno dei mediatori dell’autoimmunità all’origine della malattia già bersaglio di altre terapie ma, in questo caso, non biologico, cioè non costituito da un anticorpo, bensì da una molecola peptidica (un frammento proteico), da assumere per via orale. I risultati di alcuni studi clinici, resi noti a poca distanza gli uni dagli altri su alcune delle più importanti riviste mediche del mondo, confermano infatti efficacia, tollerabilità e non inferiorità rispetto ad altri trattamenti.

Nel primo, uscito su Lancet in settembre, il farmaco, chiamato icotrokinra, è stato messo a confronto (in 149 centri di 13 paesi), su circa 770 pazienti, con un placebo oppure, in un altro braccio, è stato usato (in 114 centri di 11 paesi), su oltre 900 pazienti, con il deucravacitinib, in entrambi i casi per 26 settimane. Coloro che avevano ricevuto il placebo o il farmaco di controllo sono stati poi destinati a ricevere l’icotrokinra. Il risultato è stato che l’anti IL23 si è rivelato superiore sia al placebo che al deucravacitinib, senza mostrare una tossicità diversa dalle attese o in alcun modo preoccupante.

Il secondo studio, uscito in novembre sul New England Journal of Medicine, ha proposto il confronto con il placebo in una popolazione che comprendeva poco meno di 700 pazienti, tra i quali anche gli adolescenti, trattati per 16 settimane, e ha riprodotto i risultati dei precedenti: grande efficacia (qui come nei precedenti misurata con le scale internazionali che valutano la gravità della psoroasi attraverso le placche e non solo) e scarsi effetti collaterali.

Tutto sembra quindi indicare che l’approvazione sia vicina: disporre di una terapia efficace da assumere per bocca una volta al giorno sarebbe un grande passo in avanti per tutti i malati, che potrebbero curarsi a casa in modo più regolare e con benefici superiori rispetto a quanto non accada oggi con le terapie biologiche iniettabili.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 12 gennaio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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