PALEOGENETICA
Il papillomavirus umano 16 infettava già Oetzi e il suo antenato siberiano Ust’-Ishim
Il papillomavirus umano o HPV, virus oncogenico che nei secoli si è differenziato in una famiglia con numerosi membri, era già presente nei primi Sapiens e all’epoca in cui erano ancora viventi i Neanderthal. Lo rivela uno studio pubblicato sulla piattaforma BioRXiv per il momento in attesa di revisione, dai ricercatori delle Università di San Paolo, in Brasile, che si sono avvalsi di materiali davvero unici: quelli di due mummie risalenti a migliaia di anni fa. Una è quella di Oetzi, l’uomo di Similaun chiamato anche Ice Man ritrovato sulle Alpi, risalente a circa 5.300 anni fa, e la seconda è quella di un suo parente molto più antico, chiamato familiarmente uomo di Ust’-Ishim, vissuto circa 45.000 anni fa in Siberia. Gli autori hanno cercato, con metodi specifici, le sequenze degli HPV in quelle dei genomi delle due mummie, e hanno poi condotto un’analisi comparativa, e hanno confrontato le sequenze possibili con quelle degli HPV moderni. Hanno così identificato, in entrambi gli individui, frammenti di genoma che hanno un’elevatissima probabilità di essere appartenuti a degli HPV molto simili al tipo oggi chiamato 16 (ancora oggi tra i più efficaci nell’innescare una proliferazione tumorale, contro il quale è diretto il vaccino).
I dettagli della scoperta, di per sé sorprendente, smentiscono anche un’ipotesi secondo la quale gli HPV sarebbero stati trasmessi ai Sapiens dai Neanderthal, nei millenni nei quali le due specie si incrociarono. Non è così, perché di sicuro il virus era già presente nei Sapiens. Si tratta quindi di uno dei patogeni che coabitano con l’uomo da più tempo, almeno per quanto si è scoperto finora. E che grazie al vaccino solo da pochi anni i Sapiens hanno imparato a domare, e a sconfiggere.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 9 gennaio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco






