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La mononucleosi è associata a un aumento del rischio di sviluppare la sclerosi multipla

Potrebbe esserci un legame tra la mononucleosi, la malattia acuta veicolata dall’herpesvirus di Epstein Barr o EB, e la sclerosi multipla. Chi, avendo il virus EB – come quasi tutta la popolazione - sviluppa l’infezione fino ai sintomi, sembra essere più a rischio, negli anni seguenti, di andare incontro alla grave malattia autoimmune nella quale gli autoanticorpi prendono di mira la mielina, la guaina che avvolge le fibre nervose, fino a distruggerle, causando disabilità e morte.

Il fatto che i due eventi siano in relazione è già stato suggerito negli anni scorsi, e ora trova nuove conferme in uno studio molto accurato pubblicato su Neurology Open Access dagli specialisti della Mayo Clinic di Rochester, negli Stati Uniti. Gli autori hanno selezionato oltre 4.700 persone che avevano avuto la mononucleosi e le hanno seguite per sei anni, insieme a oltre 14.000 persone che non avevano avuto la malattia, che sono state seguite per otto anni. Durante il periodo di osservazione, tra le prime ci sono stati otto casi di sclerosi multipla, pari allo 0,17% o a 2,25 casi ogni 10.000 per anno, mentre tra le seconde ne sono stati diagnosticati dieci, pari allo 0,07% o a 0,77 casi ogni 10.000 per anno. Il che significa che il tasso di sclerosi multipla, tra chi aveva avuto la mononucleosi, è risultati triplo rispetto a quello registrato tra chi non aveva avuto la mononucleosi.

Si tratta solo di un’associazione, cioè della dimostrazione della coesistenza di due fenomeni, e anche se i dati ne confermano altri dello stesso tipo, non c’è ancora la dimostrazione dell’esistenza di un nesso causale. Ma, concludono gli autori, è necessario approfondire, per capire meglio e per cercare di predisporre adeguate strategie preventive.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 20 aprile 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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