ARCHEOLOGIA
L’odore delle mummie rivela le tecniche
di imbalsamazione degli antichi Egizi
Che cosa utilizzavano gli antichi Egizi per mummificare i corpi? La domanda ha ossessionato a lungo gli archeologi, perché ricostruire le miscele impiegate è sempre stata una sfida ai limiti delle possibilità della ricerca. Ora però uno studio dell’università di Bristol, in Gran Bretagna, si avvicina all’obbiettivo, grazie a un approccio innovativo rispetto a quelli utilizzati finora. Come riferito sul Journal of Archeological Science, infatti, gli autori hanno pensato di analizzare gli aromi ancora oggi sprigionati dei bendaggi, senza prelevare campioni delle mummie stesse. A tale scopo hanno controllato 35 campioni provenienti da 19 mummie di periodi molti diversi, dai più antichi agli ultimi lungo oltre duemila anni di storia, e cioè dal 3.200 a.C. fino al 305 d.C., cercando tutti i composti organici volatili o VOCs emessi. Queste sostanze sono le componenti degli aromi, e in base alla tipologia possono essere associate a una classe di composti di provenienza certa. E infatti sono state identificate quattro classi principali di VOCs: gli acidi grassi a catena corta derivanti da oli e grassi animali: altri acidi grassi e composti cinnamici provenienti dalla cera d’api; composti aromatici della resine vegetali e composti del naftene derivanti dal bitume.
Inoltre, analizzando le diverse mummie, i ricercatori hanno scoperto che l’imbalsamazione è cambiata nel tempo, diventando via via più sofisticata grazie all’uso di un numero maggiore di sostanze, e che le parti del corpo erano sottoposte a processi differenti, con materiali specifici che ancora oggi sprigionano VOCs diversi.
Ora non solo la mummificazione è meno misteriosa, ma in teoria è possibile ricostruire in laboratorio gli aromi che la contraddistinguevano, eventualità che potrebbe essere sfruttata dai musei per rendere la visita un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 24 febbraio 2026
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