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Fare doppi turni al lavoro, comprendendo
la notte, fa salire molto i livelli di cortisolo

Svolgere un secondo turno lavorativo di notte dopo un primo portato a termine di giorno fa salire a livelli molto alti il cortisolo, l’ormone dello stress. E chi programma le attività lavorative che non possono prescindere da una copertura che dura 24 ore al giorno senza personale sufficiente dovrebbe tenerlo sempre presente, predisponendo il necessario affinché i doppi turni siano limitati al massimo, e non facciano ammalare il personale.

Che svolgere la propria attività di notte, andando contro i normali ritmi del ciclo sonno-veglia, e spesso accumulando più turni possa essere pericoloso lo si sa da tempo. Ora però uno studio condotto su una cinquantina di infermiere dai ricercatori dell’ospedale di Erzurum, in Turchia, conferma che, anche senza che vi siano manifestazioni evidenti, quando il turno è doppio il corpo è sotto stress, e reagisce di conseguenza. 

Le infermiere facevano un turno singolo, diurno, oppure uno doppio, che comprendeva quindi anche la notte. A tutte sono stati prelevati campioni di saliva a inizio e fine turno e a mezzanotte, per dosare i livelli di cortisolo. Il risultato, riportato su Nurses Open, è stato che chi faceva il doppio turno aveva concentrazioni di cortisolo nettamente più alte, in media doppie, a mezzanotte, rispetto ai colleghi che alla stessa ora avevano fatto un turno singolo. Inoltre, il massimo si raggiungeva tra le 7,30 e le 8,30 del mattino, e il minimo attorno a mezzanotte.

In generale, chi faceva un secondo turno dopo un turno diurno mostrava livelli di cortisolo molto più elevati rispetto a chi faceva un turno unico, e anche se il risultato è riferito a infermieri, è molto probabile che lo stesso si veda in tutti i lavoratori che devono svolgere la propria attività per più turni consecutivi, uno dei quali di notte. Per evitare che lo stress cronico porti a conseguenze negative – concludono gli autori – è importante cercare di ridurre la necessità di doppi turni, mitigare al massimo gli effetti e studiare condizioni specifiche per i lavoratori costretti a svolgere la propria attività per molte ore consecutive, comprese quelle notturne.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 19 aprile 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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