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Presto potrebbe arrivare il primo dentifricio specifico la prevenzione della parodontite

I ricercatori del Fraunhofer Institute di Leipzig, in Germania, potrebbero avere fatto una scoperta attesa da tempo: una molecola capace di bloccare selettivamente i batteri responsabili della parodontite, malattia estremamente diffusa, che può portare alla perdita dei denti e a malattie sistemiche, e contro la quale le armi oggi a disposizione sono spuntate, perché poco specifiche.  Come illustrato in un comunicato dell’istituto, grazie a un progetto europeo i ricercatori hanno identificato un composto dal nome impronunciabile, per ora (l’acetato di guanidin-etil-benzilamino-imidazo-piridina) che nei test effettuati si è dimostrato capace di bloccare la crescita di una delle specie peggiori, lo Porphyromonas gingivalis, senza condizionare quelle che esercitano un effetto positivo. Con le sostanze usate oggi come la clorexidina, infatti, viene colpito tutto il microbiota orale (oltre 700 specie), e si crea una disbiosi nella quale, entro poco tempo, Porphyromonas gingivalis torna a dominare. Eliminando solo quest’ultimo accade il contrario: i batteri “buoni” ne prendono il posto, contribuendo così a mantenere le gengive in salute. Tutti i test effettuati hanno confermato le qualità della molecola, e altre prove hanno portato a un dentifricio che ha tutte le caratteristiche necessarie come il fatto di non colorare i denti o di non essere in alcun modo tossico. I ricercatori hanno fondato una loro startup e stanno collaborando con dei produttori per mettere a punto una linea completa che preveda anche colluttori. Se tutto va come previsto, entro pochi mesi il primo dentifricio realmente anti parodontite potrebbe essere disponibile.


Data ultimo aggiornamento 15 aprile 2026
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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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