SOCIOLOGIA
L’insicurezza socioeconomica spiega perché si cede al complottismo e al populismo
E’ l’insicurezza la matrice comune dei fenomeni politici più evidenti delle prime due decadi del secondo millennio: il complottismo e il populismo. Lo dimostrano uno studio e un libro che giungono a conclusioni analoghe sui due aspetti: ciò che spinge le persone a credere a improbabili teorie e soluzioni è la necessità di trovare risposte e punti fermi in un mondo che ne offre sempre di meno. E il fenomeno è iniziato prima della pandemia, che ha solo esacerbato le tendenze nate a partire dalla grande crisi economica del 2008.
Nel primo studio, pubblicato su Cognitive Processing, i ricercatori della Flinders University hanno suddiviso la ricerca in due e hanno intervistato approfonditamente 550 persone normodotate e autistiche, per capire quali fossero le caratteristiche di chi era predisposto a credere a complotti di vario tipo. Hanno così scoperto, anche tenendo conto della necessità di sistematizzare tipica degli autistici, che a differenza di ciò che si pensa, costoro non sono persone con scarso senso critico. Piuttosto si tratta di soggetti che cercano di dare ordine a fatti e pensieri caotici, inserendoli in uno schema specifico e fisso. In alcuni casi la loro personalità rivela tratti vicini a quelli dello spettro autistico, ma in altri no. I complotti rispondono all’esigenza di sistematizzare e mettere ordine, perché al loro interno tutto ha una spiegazione e un ruolo. Non a caso, un’altra caratteristica è la scarsa flessibilità: messi di fronte alle confutazioni, i soggetti più vulnerabili fanno fatica a cambiare idea.
Il secondo è invece un libro scritto da Lorenza Antonucci, una sociologa dell’Università di Oxford, sulla base di oltre 75.000 interviste effettuate in dieci paesi europei (Austria, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Olanda, Polonia, Romania, Spagna, Svezia) tra il 2015 e il 2018, intitolato Insecurity Politics e dedicato alle cause della spinta verso i partiti populisti emersa in Europa negli ultimi vent’anni. Anche in questo caso l’origine va ricercata nella grande insicurezza, sociale, economica e lavorativa, insorta dopo il 2008, indicata da un numero crescente di persone come motivo per la decisione di votare uno di quei partiti.
Il successo di questi ultimi è stato molto più alto tra le fasce sociali di persone più esposte a rischi economici, disillusioni lavorative, impossibilità di intravvedere una carriera e di affrontare eventuali imprevisti.
Analizzando i programmi dei partici politici degli stessi anni, però, Antonucci ha dimostrato che questi si sono preoccupati molto della competitività e sposando l’idea che la flessibilità avrebbe migliorato la condizione delle persone e trascurandone gli effetti collaterali oltre a ciò che riguarda le necessità quotidiane come la possibilità di avere una casa o quella di curarsi o avere accesso alla scuola, che nel novecento hanno plasmato la politica europea. Il risultato è stato un’insicurezza diffusa che, a sua volta, ha generato frustrazione e ricerca di risposte semplici, garantite a parole dai populisti. Sarebbe ora, conclude Antonucci, di tornare a occuparsi delle persone in quanto tali e non solo in quanto soggetti da mettere in competizione gli uni con gli altri.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 13 aprile 2026
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