IPERSONNIA
La narcolessia potrebbe avere un’origine autoimmune, con linfociti T anti orexina
La narcolessia di tipo 1 è una malattia rara, della famiglia delle ipersonnie, caratterizzata da improvvise crisi di sonno che intervengono anche durante le normali attività quotidiane, compromettendo la qualità della vita. Finora uno dei pochi dati certi sulle cause era la diminuzione di un ormone fondamentale per la corretta regolazione dei cicli sonno-veglia, l’orexina o ipocretina, secreto da zone specifiche del cervello, ma non si sapeva niente di più. Ora però potrebbe essere arrivata una svolta attesa da anni: la dimostrazione del fatto che quel calo dipende da una reazione autoimmune. A suggerirlo sono i dati ottenuti dai campioni autoptici depositati nella Netherlands Brain Bank, che sono stati attentamente studiati dai ricercatori dell’Istituto di neuroscienze dell’Università di Amsterdam. Come riportato sugli Annals of Neurology, l’osservazione diretta dei cervelli dei narcolettici non ha lasciato dubbi: erano ancora visibili e misurabili i linfociti T CD4 diretti contro le cellule che sintetizzano l’orexina, e la loro concentrazione era fino a 11 volte quella di altri tupi di linfociti T CD4 presenti in altre aree cerebrali, prova inequivocabile di una reazione autoimmune. Il riscontro anatomopatologico, peraltro, spiega anche dati clinici come il fatto che spesso chi soffre di narcolessia ha anche qualche altra patologia autoimmune, e che la malattia a volte è innescata da un’infezione da virus influenzali, dopo la quale l’organismo non riesce più a riprendere il controllo dei linfociti.
La scoperta è davvero importante, perché finalmente si potranno indirizzare gli studi e la ricerca di una terapia – oggi inesistente - nella giusta direzione.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 10 aprile 2026
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