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La narcolessia potrebbe avere un’origine autoimmune, con linfociti T anti orexina

La narcolessia di tipo 1 è una malattia rara, della famiglia delle ipersonnie, caratterizzata da improvvise crisi di sonno che intervengono anche durante le normali attività quotidiane, compromettendo la qualità della vita. Finora uno dei pochi dati certi sulle cause era la diminuzione di un ormone fondamentale per la corretta regolazione dei cicli sonno-veglia, l’orexina o ipocretina, secreto da zone specifiche del cervello, ma non si sapeva niente di più. Ora però potrebbe essere arrivata una svolta attesa da anni: la dimostrazione del fatto che quel calo dipende da una reazione autoimmune. A suggerirlo sono i dati ottenuti dai campioni autoptici depositati nella Netherlands Brain Bank, che sono stati attentamente studiati dai ricercatori dell’Istituto di neuroscienze dell’Università di Amsterdam. Come riportato sugli Annals of Neurology, l’osservazione diretta dei cervelli dei narcolettici non ha lasciato dubbi: erano ancora visibili e misurabili i linfociti T CD4 diretti contro le cellule che sintetizzano l’orexina, e la loro concentrazione era fino a 11 volte quella di altri tupi di linfociti T CD4 presenti in altre aree cerebrali, prova inequivocabile di una reazione autoimmune. Il riscontro anatomopatologico, peraltro, spiega anche dati clinici come il fatto che spesso chi soffre di narcolessia ha anche qualche altra patologia autoimmune, e che la malattia a volte è innescata da un’infezione da virus influenzali, dopo la quale l’organismo non riesce più a riprendere il controllo dei linfociti.

La scoperta è davvero importante, perché finalmente si potranno indirizzare gli studi e la ricerca di una terapia – oggi inesistente - nella giusta direzione.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 10 aprile 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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