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Il nodavirus, che arriva dai pesci, causa un’uveite grave che può provocare cecità

Un nuovo salto di specie, questa volta dai pesci all’uomo, di un virus che non si pensava potesse compierlo, sta preoccupando i virologi. Il suo nome è nodavirus marino (Cmnv), e finora è sempre stato considerato patogeno solo per le specie appunto marine. Tuttavia, le indagini effettuate su settanta casi di uveite anteriore virale ipertensiva oculare persistente (Poh-vau), una patologia rara ma che può dare sintomi simili al glaucoma e che nei casi più gravi può provocare cecità, hanno confermato che nei tessuti oculari di tutti i pazienti era presente il virus e che nel loro organismo erano presenti anticorpi specifici. Il nodavirus si candida quindi a essere l’origine dei disturbi, anche se non è chiaro come sia riuscito a modificarsi fino a infettare l’uomo. Come hanno riferito gli autori, ricercatori del Laoshan Laboratory di Qingdao, in Cina, sul report pubblicato su Nature Microbiology, la trasmissione sembra avvenga soprattutto in persone che maneggiano il pesce per lavoro e a chi mangia frutti di mare crudi (pratica che sarebbe sempre meglio evitare): nei casi esaminati una delle due modalità è stata accertata nel 70% dei pazienti. Ma non si può certo escludere che il virus contagi chiunque, nelle giuste condizioni.

Mentre proseguono gli studi, la scoperta dello spillover ha fatto scattare molti campanelli d’allarme, perché è la prima volta che si registra un salto di specie da animali acquatici all’uomo e si teme che, con il riscaldamento del clima e delle acque, anche questi tipi di virus possano imparare presto a infettare specie lontamissime da loro, e finora considerate al sicuro come i mammiferi.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 14 aprile 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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