FARMACOLOGIA
Gli antibiotici lasciano tracce nel microbiota intestinale evidenti anche dopo otto anni
L’assunzione di antibiotici modifica profondamente il microbiota intestinale, composto in gran parte da batteri (bersaglio degli stessi): questo si sa da tempo. Ciò che non era noto finora, però, è quanto duratura e profonda possa essere l’azione di questi farmaci sul microbiota: può durare anni, come è emerso da uno studio appena pubblicato su Nature Medicine dai ricercatori dell’Università di Uppsala, in Svezia.
In esso sono stati analizzati i cambiamenti del microbiota fecale di 15.000 persone che avevano assunto o meno antibiotici (secondo i dati riportati in un apposito registro nazionale, in cui si deve obbligatoriamente indicare chiunque prenda uno di questi farmaci e perché). Il risultato è stato che, oltre a diminuire sensibilmente la biodiversità delle specie presenti (caratteristica sempre positiva e protettiva), numerosi antibiotici lasciano tracce ben visibili che durano anni, in alcuni casi fino a otto anni. I peggiori, da questo punto di vista, sono la clindamicina, i fluorochinoloni e la flucoxacillina, che risultano associati a cambiamenti nel 10-15% delle specie batteriche presenti. La penicillina V e la nitrofurantoina, vecchi antibiotici tuttora tra i più usati, sono invece fortunatamente meno incisive, da questo punto di vista.
In caso ce ne fosse bisogno, questo è un ulteriore ottimo motivo per usare gli antibiotici con la massima parsimonia, ricorrendo a essi solo quando strettamente necessario e seguendo tutte le raccomandazioni del medico in merito alla durata ottimale della terapia.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 16 marzo 2026
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