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Le ultramaratone possono danneggiare
il sangue e aggravare lo stato infiammatorio

Meglio non esagerare con l’attività fisica. Se lo si fa a risentirne sono i globuli rossi, che invecchiano precocemente, e in generale tutto l’organismo, che entra in uno stato di infiammazione cronica.

L’attività fisica è fondamentale, ma deve essere praticata sempre con buon senso. A suggerire prudenza è uno studio pubblicato su Blood Red Cells nel quale sono stati attentamente monitorati decine di metaboliti, proteine e marcatori del sangue e del plasma in 23 runner che avevano corso due maratone: quella da Martigny-Combes in Svizzera a Chamonix in Francia (40 km) e l’Ultra Trail de Mont Blanc (171 km). 

I risultati sono stati molto chiari: a un certo punto della marcia, i globuli rossi mostrano una sofferenza dovuta allo stress ossidativo e a quello meccanico (a sua volta dato dal fatto di dover lavorare più del solito e dover reggere una pressione molto più elevata). Il risultato è un invecchiamento precoce del sangue, fatto non certo positivo. La corsa da 171 km è peggiore di quella da 40, e ciò conferma che il danno dipende dalla distanza percorsa ed è direttamente collegato allo sforzo.

Oltre a programmare allenamenti e competizioni che non mettano a rischio la salute dei maratoneti, le informazioni ottenute potrebbero essere molto utili per migliorare la conservazione del sangue e del plasma da trasfondere, a sua volta sottoposto a stress meccanismi e considerato non più utilizzabile dopo sei settimane.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 14 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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