Questo sito utilizza cookies tecnici per l'analisi del traffico, in forma anonima e senza finalità commerciali di alcun tipo; proseguendo la navigazione si acconsente all'uso dei medesimi Ok, accetto

Il vaccino anti dengue brasiliano funziona molto bene. Lo mostrano i dati dopo 5 anni

Il vaccino antidengue messo a punto e autorizzato in Brasile nello scorso mese di novembre per persone di età compresa tra i 12 e i 59 anni, chiamato Butantan, e di cui sono stati già distribuite 1,3 milioni di dosi, funziona e la sua efficacia resta praticamente intatta nei cinque anni successivi all’inoculazione. Lo dimostrano i dati appena pubblicati su Nature Medicine e ottenuti su oltre 16.000 persone di età compresa tra i due e 59 anni, vaccinate in 16 centri di ricerca di cinque regioni brasiliane con il vaccino oppure con un placebo. 

In generale, nei cinque anni di sorveglianza il vaccino si è mostrato efficace al 65% nel prevenire la malattia sintomatica e all’80% nel prevenire i casi più gravi, con un’azione rimasta stabile.

Nel gruppo dei vaccinati non ci sono stati ricoveri, in quello di controllo ce ne sono stati otto.

Il vaccino è tetravalente, cioè contiene i quattro principali ceppi del virus circolanti, ed è basato su virus vivi attenuati, cioè resi incapaci di proliferare, ma molto potenti nello stimolare la risposta immunitaria. Le autorità sanitarie sono così sodisfatte dei risultati da aver avviato un progetto pilota il cui l’obbiettivo è vaccinare il 90% di una popolazione bersaglio di tre regioni, a cominciare dal personale sanitario (le cui immunizzazioni sono iniziate a gennaio).

La dengue è una delle infezioni emergenti che più preoccupano. Veicolata dalle zanzare, si sta espandendo in tutto il mondo a causa della crisi climatica; per il momento esiste un altro vaccino, la cui diffusione nei paesi meno ricchi è però molto limitata. Butantan potrebbe rappresentare una valida alternativa.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 25 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

Chiudi

Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

VAI ALLA VERSIONE COMPLETA