RINASCIMENTO PSICHEDELICO
Arriva (forse) una psilocibina senza trip, mentre si svelano i misteri della ketamina
La terapia con farmaci psichedelici potrebbe essere un po’ più vicina, grazie a due studi usciti a poca distanza l’uno dall’altro che favoriscono la messa a punto di farmaci più sicuri e più facili da gestire.
Nel primo, italiano, viene proposta una forma di psilocibina (il principio attivo dei funghi psilocybe) modificata in modo da dare meno effetti allucinogeni, mentre nel secondo, giapponese, si chiarisce il meccanismo d’azione della ketamina sulla depressione, finora rimasto in gran parte sconosciuto.
Lo studio che illustra la nuova possibile forma di psilocibina, condotto dai ricercatori dell’Università di Padova, è stato pubblicato sul Journal of Medicinal Chemistry e descrive quanto osservato inizialmente con cinque derivati, poi con quello considerato migliore, chiamato 4e. I test in vitro hanno mostrato che la sostanza viene assorbita in modo più lento e graduale, fatto che attenua l’azione dissociativa, ma agisce sugli stessi recettori della serotonina su cui va la psilocibina. Le prove sui modelli animali hanno confermato, nell’arco di 48 ore, che il 4e fa arrivare al cervello la stessa concentrazione di psilocina (il principio attivo che si forma nell’organismo quando la psilocibina è metabolizzata), ma le concentrazioni sono superiori, e il comportamento sembra meno allucinogeno. Il 4e si candida quindi al ruolo di possibile sostanza antidepressiva più maneggevole della psilocibina, ma ugualmente efficace.
Per quanto riguarda la ketamina, i ricercatori dell’Università di Yokoama, in Giappone, hanno usato una PET con un tracciante specifico, messo a punto da loro stessi, e hanno finalmente chiarito in che modo agisce nella depressione resistente ai farmaci. Come illustrato su Molecular Psychiatry, inizialmente hanno dimostrato che chi soffre della malattia ha alterazioni estese e specifiche dei recettori chiamati AMPA, che rispondono al glutammato. Quindi hanno visto, nelle PET di 34 pazienti e 49 controlli sani, che la ketamina agisce proprio su quei recettori, e lo fa in modo differenziato a seconda delle aree: in alcuni casi fa aumentare la loro densità, in altri la fa diminuire. A questi cambiamenti corrisponde un miglioramento dei sintomi. Ora che è finalmente noto il meccanismo d’azione sarà possibile studiare anche derivati meno problematici, analogamente a quanto si sta facendo con la psilocibina.
Infine, conoscere il ruolo dei recettori AMPA nella depressione potrebbe avere ripercussioni che vanno al di là dell’impiego di ketamina.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 1 aprile 2026
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