Questo sito utilizza cookies tecnici per l'analisi del traffico, in forma anonima e senza finalità commerciali di alcun tipo; proseguendo la navigazione si acconsente all'uso dei medesimi Ok, accetto

I cani rilasciano nell’aria di casa particolato, aerosol e microrganismi anche patogeni

I cani sono sempre più presenti negli appartamenti, e sono consigliati per migliorare il benessere psichico. Ma la loro presenza che effetto ha sul fisico dei proprietari, se ne ha uno? E nello specifico, le loro emissioni indoor, cioè all’interno delle case, di che tipo sono? Sono pericolose? Per rispondere a queste domande, un gruppo di ricercatori del Politecnico di Losanna ha pubblicato su Environmental Science & Technology quanto osservato analizzando con strumenti appositi gli aerosol, i gas e i particolati emessi da cani di taglie molto diverse come i chihuahua, oppure i mastini tibetani, i terranova e i mastini inglesi. Il risultato è stato che i cani di taglia più grande emettono anidride carbonica e ammoniaca in quantità paragonabili a quelle degli esseri umani, molto superiori rispetto a quelle dei cani piccoli.

Sia quelli grandi che quelli piccoli emettono anche particolato (particelle di dimensioni comprese tra un nanometro e 10 micrometri) in quantità superiori rispetto ai proprietari umani, combinando anche le particelle con l’ozono, e in questo caso sono i cani di piccola taglia a emettere di più, probabilmente perché si agitano più di quelli grandi. I cani, però, soprattutto se di taglia grande, non rilasciano solo particolato ma anche funghi e batteri che arrivano dall’esterno e che non arriverebbero se i proprietari non fossero tali. Sarebbe quindi utile avere dei sistemi di controllo della qualità dell’aria di casa, soprattutto se il cane è grande e, nel caso, di purificazione, perché tra i molti microrganismi che i cani portano dentro casa ve ne sono alcuni certamente patogeni per l’uomo come quelli associati alle feci con cui entrano in contatto all’esterno. Gli autori precisano che non intendono scoraggiare la presenza di cani in casa, ma solo accendere una luce su un aspetto poco considerato, che dovrebbe invece essere gestito in modo corretto per evitare rischi inutili.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 20 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

Chiudi

Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

VAI ALLA VERSIONE COMPLETA