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Sei domande consentono di diagnosticare prima l’endometriosi nelle adolescenti

Un semplice questionario, da somministrare nelle visite anche generiche, che dura cinque minuti e che fornisce un punteggio chiamato Simplified Adolescent Factors for Endometriosis (SAFE), potrebbe avere un grande impatto sulla diagnosi di endometriosi soprattutto nelle ragazze più giovani, che oggi ricevono il corretto responso spesso dopo anni (in media da sei a otto) di tentativi ed errori e di inquadramenti non corretti. A metterlo a punto sono stati i ricercatori dell’Università del Queensland, in Australia, che hanno dimostrato che bastano sei domande incentrate sui sintomi per ipotizzare la presenza di endometriosi e proseguire quindi con gli approfondimenti specifici.

Le sei domande, illustrate in un lavoro pubblicato su eClinical Medicine, rivista del gruppo Lancet, sono focalizzate appunto sul dolore pelvico, sulla necessità di ricorrere ad antidolorifici, sulla presenza di sintomi dolorosi durante il ciclo, sull’abbondanza del ciclo stesso e sulla storia familiare, ed è stato realizzando analizzando le informazioni di oltre novemila donne che avevano preso parte a una rilevazione chiamata Australian Longitudinal Study on Women’s Health. Alla fine si ottiene un punteggio: più è alto, maggiore è il rischio che ci si trovi in presenza di endometriosi. Naturalmente si tratta solo di un primo indizio, ma potrebbe fare la differenza, sui tempi della diagnosi, anche perché le sei domande possono essere poste da qualunque medico, a cominciare da quello di famiglia.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 19 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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