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Regolite, frullati di lombrichi e un fungo:
ecco la ricetta per far crescere i ceci lunari

Una base di regolite, il terreno lunare privo di sostanze organiche e ricco di metalli, un frullato di lombrichi (Vermicompost) e un pizzico di funghi. Questa la ricetta per far crescere i ceci (Cicer arietinum) sulla Luna, o almeno in una simulazione plausibile di quella che potrebbe essere una coltivazione lunare. Un successo considerato molto importante, ottenuto dai ricercatori della Texas A&M University, vista l’assoluta necessità di mettere a punto metodi di coltivazione che permettano agli astronauti di produrre cibo in loco, e di non dipendere da ciò che trasportano dalla Terra, e il valore nutrizionale eccellente di legumi come appunto i ceci.

Come riportato su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature, i ricercatori sono partiti da campioni regolite ottenuti nelle missioni Apollo. Tuttavia, da sola la regolite non è compatibile con la coltivazione, a causa dell’assenza di materiali organici e dell’elevata concentrazione di metalli, alcuni dei quali tossici. Per questo hanno aggiunto un compost di lombrichi chiamato Vermicompost (i quali, a loro volta, crescono nutrendosi di scarti alimentari e di cotone di abiti, e sono quindi estremamente sostenibili), che fornisce materiale organico e microbiota, e un fungo chiamato Arbuscular Mycorrhizal Fungus, che stabilisce un rapporto simbiotico con le piante di ceci, aiutandole  nel metabolismo. Il risultato è stato che, con le due aggiunte, le piante di ceci riescono a crescere con una concentrazione di regolite che può arrivare al 75%. Inoltre i funghi, una volta inoculati, si riproducono senza bisogno di altri interventi, fatto che lascia supporre che non sarebbe necessario altro se non stabilire una prima coltura.

Quanto al sapore, al momento nessuno ha assaggiato i ceci lunari, perché si attendono gli esiti dei test sui metalli pesanti, che non devono essere eccessivi (altrimenti i ceci sono tossici). Probabilmente nei prossimi mesi si saprà qualcosa di più.

In ogni caso, la possibilità di far crescere queste piante con la regolite modificata rappresenta un importante passo in avanti per le future missioni spaziali.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 22 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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