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I corsi e ricorsi della moda attraversano
cicli che durano vent’anni: è matematico

La moda procede per corsi e ricorsi: tutti gli appassionati lo sanno, al punto che si parla di regola dei vent’anni, per indicare che, quando un certo tipo di abito passa di moda, bisogna attendere all’incirca un paio di decadi per vederlo tornare, ma quasi sempre accade. Ora questa esperienza comune è una realtà sancita da un modello matematico: è esattamente quello che succede, e lo si piuò studiare e analizzare.

Per capire se vi fosse uno schema ricorrente, i ricercatori della Northwestern University hanno creato uno dei più grandi database di di capi “alla moda” mai visti, inserendo oltre 37.000 immagini appunto di abiti femminili dal 1869 a oggi ottenute anche da archivi pubblici, commerciali e non. Quindi hanno analizzato l’andamento di alcuni parametri fondamentali come la lunghezza di abiti e gonne, l’altezza del giro vita, il tipo di colletto e così via, e hanno scoperto che si può definire un modello matematico in base alle variazioni. Quest’ultimo prevede (e conferma quindi la regola empirica) corsi e ricorsi dopo circa vent’anni. Una certa tendenza sempre scomparire, ma torna dopo due decenni, più o meno immutata (di solito leggermente corretta, ma fondamentamentalmente riconoscibile). La spiegazione è nel costante desiderio degli stilisti di uscire da capi troppo comuni senza però rendere quelli delle stagioni precedenti inutilizzabili: un delicato equilibrio che porta, di stagione in stagione, a rinnovare le linee fino a quando si torna a ripercorrere fedelmente il giusto di vent’anni prima. Per esemepio, le gonne degli anni venti del novecento erano corte, ma quelle degli anni cinquanta si erano allungate, per poi tornare corte verso la fine degli anni sessanta.

Negli ultimi anni, però, concludono gli autori, la tendenza si è fatta meno netta, anche se persiste, probabilmente a causa dell’enorme disponibilità di capi di tutti i tipi e della fast fashion, che spinge a comprare molto più abiti rispetto al passato, anche con linee diversissime tra loro, presenti in contemporanea sul mercato, con i gravi problemi ambientali che quetso comporta.


Data ultimo aggiornamento 28 marzo 2026
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Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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