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Eczemi e dermatiti atopiche peggiorano
con lo stress. Ora si è scoperto perché

Chi soffre di eczema, dermatite atopica e simili eruzioni cutanee lo sa: lo stress è spesso associato a una crisi, o a un peggioramento dei sintomi. Perché e soprattutto in che modo ciò avvenga, però non è mai stato chiarito. A colmare la lacuna provvede ora uno studio pubblicato su Science, nel quale i ricercatori della Fudan University di Shanghai, in Cina, sono partiti dai campioni di sangue e dalle biopsie di una cinquantina di persone con dermatite atopica, e con diversi livelli di stress al momento della raccolta dei campioni. Hanno così scoperto che le persone più stressate avevano, a livello della cute, concentrazioni nettamente più elevate di eosinofili, una classe di molecole del sistema immunitario. A quel punto hanno verificato se nei topi succedeva la stessa cosa, e in effetti hanno trovato, in modelli di dermatite, che a un forte stress corrispondeva una concentrazione di eosinofili cutanei quadrupla rispetto a quella degli animali non sottoposti a stress. La domanda a quel punto era: da dove arrivano questi eosinofili? La risposta è stata trovata nelle cellule nervose che si trovano nella cute: alcune di esse comunicano direttamente con il cervello in risposta allo stress, e regolano la produzione di una molecola chiamata CCL11, che a sua volta richiama gli eosinofili nella cute, arrivando a raddoppiarne la concentrazione in caso di stress significativo.

Ora che finalmente si è capito il circuito che dallo stress porta alle eruzioni e si è identificata una molecola che sembra fondamentale (CCL11), si potranno studiare terapie più mirate, e strategie preventive più efficaci.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 24 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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