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La caffeina di tè e caffè tiene lontana la demenza e rallenta il declino cognitivo

Per tenere lontana la demenza o anche solo il declino cognitivo tipico dell’età si può chiedere aiuto alla caffeina. Bere regolarmente tè o caffè, in quantità non troppo esigue, è associato a una riduzione rilevante dell’incidenza delle due forme di neurodegenerazione. Lo dimostra uno studio pubblicato su JAMA nel quale sono stati presi in esame i dati medici e le abitudini di oltre 131.000 persone che avevano aderito a un grande studio di popolazione statunitense, per alcune delle quali c’erano informazioni relative a più di 43 anni. Dopo aver introdotto tutti i principali correttivi che avrebbero potuto confondere i risultati, è emerso che chi aveva bevuto abitualmente più caffè o tè aveva avuto un’incidenza molto più bassa di demenza: 141 casi ogni 100.000 persone all’anno contro i 330 del gruppo di controllo: meno della metà. Anche il declino cognitivo ha avuto una diminuzione: ha colpito il 7,8% dei bevitori di caffeina e il 9,5% degli altri. Inoltre, altri parametri relativi alle performance intellettive sono risultati migliori. Infine, ciò che conta è la caffeina, fornita da 2-3 tazze di caffè o 1-2 di tè al giorno: le corrispondenti bevande decaffeinate o deteinate non hanno alcun effetto.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 3 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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