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La berberina non è affatto un ozempic vegetale, e per alcuni può essere pericolosa

La berberina è una delle grandi star dei social, dove viene propagandata come versione naturale dell’ozempic, il farmaco agonista dei recettori GLP-1 antidiabete e antiobesità, contro il colesterolo e in generale come una specie di rimedio universale. Ma quanto c’è di vero? Per quanto riguarda l’ozempic praticamente nulla, stando a quanto hanno messo nero su bianco sull’ International Journal of Molecular Sciences dai ricercatori dell’Università di Wroclaw, in Polonia, che al supplemento vegetale hanno dedicato una dettagliata review. Non solo: la berberina può essere pericolosa.

Basta sapere come agisce: a differenza dell’ozempic e degli altri farmaci della categoria, non ha un solo bersaglio, non è un ormone ma ha un’azione diffusa, soprattutto sul microbiota intestinale. Per tale motivo da una parte può agire come antinfiammatorio e in generale favorire il metabolismo (non intervenendo su un singolo meccanismo però, ma sull’ambiente intestinale), ma dall’altra molto dipende dalla situazione della singola persona e soprattutto dal suo microbiota. Per esempio, chi ha seguito una terapia antibiotica o ha uno squilibrio (disbiosi) per vari motivi è destinato a non rispondere. In più è poco assorbita a livello sistemico. Il che significa che esplica la sua azione prevalentemente nell’intestino. La sua efficacia è quindi variabile, ma in ogni caso non ha nulla a che vedere con l’ozempic.

Preoccupante, invece, l’elenco dei possibili effetti collaterali: nausea, gonfiore, costipazione, dolore addominale, diarrea, e poi interazioni negative con farmaci importanti quali antidiabetici, anticoagulanti, sedativi, antirigetto. Infine, è del tutto controindicata in gravidanza e allattamento, perché può provocare un accumulo di bile nel bambino e questo, a sua volta, può danneggiare lo sviluppo del cervello.

Risultato: mai fidarsi di ciò che si vede in rete, sempre chiedere al proprio medico se è il caso di assumere o meno un supplemento così delicato.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 18 marzo 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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