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Le zanzariere con insetticidi per prevenire
la malaria funzionano, ma non sempre

Le zanzariere impregnate di insetticidi sono ancora il più valido strumento di prevenzione contro la malaria, ma la loro efficacia cambia a seconda della zona e di altre variabili. Lo dimostra una grande metanalisi pubblicata su Infectious Diseases, nella quale gli epidemiologi della Cook University di Townsville, in Australia, e quelli dell’Università di Los, in Nigeria, hanno verificato 25 studi condotti soprattutto in Africa e in Asia, nei quali erano stati valutati l’incidenza della malattia e il tasso di mortalità specifica con e senza le zanzariere in popolazioni di tutti i tipi, dai bambini più piccoli alle donne incinte, da nuclei limitati a fino a intere comunità, su un arco di tempo che andava da poche settimane a cinque anni.

Il risultato è stato che in Asia le zanzariere evitano in media il 68% di casi e prevengono il 18% dei decessi, mentre in Africa l’incidenza cala di percentuali variabili tra il 29 e il 40%. Molto però dipende dal tipo di zanzare che veicolano il plasmodio (l’agente infettivo vero e proprio), dal clima, dalle altre misure, dal tipo di insetticida, dalla partecipazione della comunità e così via. Il messaggio conclusivo è quindi che le zanzariere sono ancora lo strumento più valido e accessibile per la lotta alla malaria, ma è necessario monitorare la resistenza delle zanzare agli insetticidi delle quali sono impregnate e soprattutto sostenere le comunità locali affinché le usino, nell’ambito di programmi che prevedano strategie combinate.

Nel 2024 nel mondo ci sono stati 282 milioni di casi, e 610.000 decessi.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 29 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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