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Nella polvere degli ambienti chiusi c’è DNA di decine di virus, compresi quelli patogeni
La polvere che si deposita sugli oggetti e che si libera nell’aria degli ambienti chiusi è una miniera di informazioni, per quanto riguarda la presenza di microrganismi. Se adeguatamente analizzata, può infatti essere utilissima per capire se in una stanza sono transitate persone che ospitavano certi virus e, in un’ottica più ampia, se in una certa zona (per esempio un condominio o un quartiere) sono o meno presenti determinati virus. Lo dimostra uno studio pubblicato su Building and Environment, nel quale i ricercatori dell’Università dell’Ohio di Columbus hanno analizzato una trentina di campioni raccolti in luoghi quali scuole, università e uffici. Sottoponendo la polvere ad analisi genetiche e confrontando i risultati con un database che contiene le sequenze di almeno 200 virus, è emerso che quei campioni contenevano tracce della presenza di almeno 54 virus diversi, tra i quali alcuni noti per essere patogeni per l’uomo come quelli influenzali, Sars-CoV 2, il virus di Epstein-Barr, i rinovirus del raffreddore, i norovirus, i citomegalovirus e altri. I più diffusi sono risultati essere quelli del raffreddore, i rinovirus, trovati nell’85% dei campioni e in concentrazioni elevate in quelli provenienti da ambienti dove stavano i bambini. Fatto che non stupisce e che suggerisce la possibilità di monitorare le comunità infantili più a rischio anche attraverso questo strumento. La polvere indoor si aggiunge quindi ad altri mezzi poco tradizionali come l’acqua o i terreni, nei quali la presenza di DNA ambientale o eDNA (da environmental DNA) può raccontare molto della zona circostante, ed essere sfruttato da diversi punti di vista.
A.B.
Data ultimo aggiornamento 24 giugno 2026
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