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Colite ulcerosa e morbo di Crohn: trovato
il gene che predispone alle forme più gravi

La colite ulcerosa e il morbo di Crohn, le due forme più diffuse di malattie autoimmuni intestinali, possono avere andamenti molto diversi, con sintomi, crisi e decorsi che vanno da semplici mal di pancia, diarrea, stanchezza e nausea fino alla necessità di asportare chirurgicamente parti dell’intestino. Finora non c’era modo di prevedere che tipo di malattia aveva un certo paziente, ma presto la situazione potrebbe cambiare. I ricercatori del Wellcome Sanger Institute, del Francis Crick Institute e del NIHR IBD BioResource britannici hanno infatti effettuato una delle più grandi analisi genetiche mai portate a termine su decine di migliaia di pazienti, e identificato un gene che sembra predisporre alle forme più gravi.

Come riportato su Lancet Gastroenterology & Hepatology, gli autori hanno attentamente analizzato i geni di oltre 43.700 pazienti curati in più di cento ospedali inglesi, quasi 22.000 dei quali con morbo di Crohn e altrettanti con colite ulcerosa, e hanno identificato un gene chiamato HLA-DRB1*01:03, presente all’incirca in un malato su venti, associato alle forme più pericolose e invalidanti di entrambe le malattie. Saranno necessarie conferme, ma qualora arrivassero sarebbe possibile finalmente predisporre piani terapeutici personalizzati, con approcci più aggressivi e volti a frenare e talvolta a invertire l’evoluzione in coloro che hanno quel gene, nel tentativo se non di farli guarire almeno di prevenire le conseguenze peggiori e assicurare una qualità di vita migliore, e altri meno invasivi per chi non ce lò’ha.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 19 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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