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I riti funebri dei Britanni di 2000 anni fa prevedevano l’asportazione del cervello

I Britanni dell’età del Ferro (approssimativamente compresa tra l’800 a.C. e la prima metà del secolo d.C.) probabilmente avevano riti funebri misteriosi che, come quelli degli Egizi, prevedevano l’asportazione del cervello e non solo, almeno in alcune persone considerate particolarmente degne di onori. Lo suggerisce lo studio di due corpi ritrovati nella zona di Loch Borralie, nell’estremo Nord della Scozia, appartenenti a una donna adulta e a un giovane uomo vissuti all’epoca delle prime incursioni dei Romani, presumibilmente tra il 50 a.C. e il 70 d.C. Come riportato su Antiquity, le ossa del cranio della donna presentavano striature interne, che fanno pensare appunto che il cervello sia stato asportato, mentre alcune ossa degli arti come l’ulna e il radio delle braccia e il femore della gamba erano state chiaramente lavorate fino a diventare aguzze. La donna era stata comunque composta con grande cura, fatto che suggerisce una posizione sociale elevata e, appunto, un rito specifico. Il ragazzo non presentava queste manipolazioni, ed era probabilmente imparentato con lei alla lontana, poteva essere un cugino di secondo grado. Entrambi sono vissuti a poche decine di chilometri dalla zona del ritrovamento, ed erano imparentati anche con individui provenienti dalle Orcadi, a 175 chilometri di distanza, e con altri di Applecross, a 225 km a sud. Ciò indica che le comunità costiere della Britannia probabilmente vivevano in piccoli gruppi, ma si spostavano spesso e avevano frequenti rapporti le une con le altre, mantenendo e tramandando usi e tradizioni acquisite.

Sull’estrazione del cervello, comunque, il mistero è ancora fitto.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 28 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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