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Per comprendere e ricordare i manga il formato cartaceo è meglio di quello digitale

La lettura – in questo caso dei fumetti manga giapponesi - ha maggiori probabilità di successo, inteso come piena comprensione e memorizzazione, se avviene su un supporto cartaceo rispetto a uno di tipo digitale. Lo ha mostrato uno studio pubblicato su PLoS One, dai ricercatori dell’Università di Tokyo nel quale è stata fornita anche una spiegazione della differenza: si attivano aree cerebrali in parte diverse, e con intensità differenti. I partecipanti, una trentina di studenti del liceo, hanno letto la prima di due parti di una storia o su carta o su tablet. Quindi, tutti hanno letto la seconda parte con occhiali con display, mentre venivano sottoposti a una risonanza magnetica funzionale; infine tutti hanno risposto ad alcune domande semplici e ad altre più complesse. E’ così emerso che chi aveva letto su tablet la prima parte incontrava maggiori difficoltà nel ricordare e nel rispondere alle domande più articolate, che comportavano l’elaborazione di diverse informazioni provenienti dalle due parti della storia, rispetto a chi aveva letto su carta. Le risonanze magnetiche hanno evidenziato l’attivazione di aree cerebrali in parte diverse, e una certa lentezza in quella frontali dedicate alla comprensione in chi aveva letto la rima parte su carta. Questo potrebbe indicare un’organizzazione delle informazioni che richiede uno sforzo minore rispetto a ciò che accade dopo la lettura su tablet che, essendo meno efficace, richiede poi una fatica mentale maggiore e, quindi, un’attivazione più forte.

Non ci sono ancora informazioni sul perché la carta risulti più facile dello schermo, ma forse c’entrano le sensazioni tattili e olfattive, che rafforzano gli stimoli e che nessun device può trasmettere. Ci si aspetta che lo stesso tipo di fenomeno avvenga con la narrativa o la saggistica, perché ciò che conta è il flusso narrativo: in questo caso sono stati utilizzati i manga perché gli elementi visivi facilitano la comprensione.

La lettura su carta mantiene dunque un suo significato molto importante, anche se è meno diffusa. E i lettori appassionati lo sanno.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 26 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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