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In menopausa, sostituire le proteine animali con quelle vegetali aiuta a frenare il peso

Le donne in menopausa possono avere maggiori chance di perdere un po’ di peso se sostituiscono anche solo una porzione al giorno di proteine animali con una di proteine vegetali, in particolare di soia. Se lo fanno hanno benefici anche da altri punti di vista come, per esempio, un rischio inferiore di vampate e altri sintomi legati alla condizione.

I vantaggi di una dieta con più cibi vegetali e meno animali sono emersi in uno studio randomizzato e controllato, nel quale una quarantina di donne hanno rimpiazzato una porzione da circa venti grammi di proteine animali con una di pari peso di soia, per un totale di 12 settimane, mentre un altro gruppo, di controllo, sempre di circa quaranta donne, non modificava le proprie abitudini. Come riportato su Menopause, alla fine si è visto che le prime erano riuscite a  non aumentare di peso e, anzi, a perderne: per ogni 16,2 grammi di proteine animali sostituite con 12,7 di proteine vegetali al giorno il peso era diminuito di un chilo, indipendentemente dall’apporto energetico. La relazione sembra essere dose dipendente, con la soia: maggiore è la sostituzione, più il peso scende. Secondo gli autori questo effetto potrebbe essere dovuto al fatto che se si diminuisce l’apporto di proteine animali cala quello dell’aminoacido metionina, che può rallentare il metabolismo, e ciò si traduce in una maggiore efficienza metabolica, anche se resta da dimostrare che questa sia la causa principale dell’effetto. In più, le donne riferivano meno disturbi tipici della menopausa, in questo caso dovuti al fatto che nella soia sono presenti gli isoflavoni e altre sostanze che hanno un’attività simile a quella degli estrogeni che si perdono con la menopausa. Infine, va semprer ricordato che aumentare l’apporto di proteine vegetali rispetto a quello di proteine animali fa bene da numerosi altri punti di vista, e fa bene anche all’ambiente.

 

A.B.
Data ultimo aggiornamento 17 giugno 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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