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La sindrome di Tourette potrebbe essere battuta da un nuovo farmaco: l’ecopipam

Coloro che soffrono della sindrome di Tourette, condizione caratterizzata da tic costanti, involontari e incontrollabili, potranno forse presto finalmente contare su un farmaco efficace. Uno studio di fase 3, condotto in 77 centri di 12 paesi su oltre 200 pazienti (la maggior parte dei quali pediatrici) ha infatti dimostrato che un farmaco che agisce sui recettori D1 della dopamina bloccandoli, chiamato ecopipam, riesce a tenere sotto controllo i tic. 

Nel trial, i cui risultati sono stati pubblicati su JAMA Neurology, i partecipanti sono stati trattati con il farmaco o con un placebo per 12 settimane in modalità aperta, cioè mentre sia i medici che i pazienti sapevano che cosa stavano assumendo. Quindi, coloro che avevano risposto sono stati sottoposti ad altre 12 settimane di cura, questa volta in doppio cieco, senza cioè che nessuno sapesse a quale gruppo era stato assegnato. Alla fine è emerso che il farmaco ha ridotto in misura molto significativa, del 53%, il rischio di recidive nei pazienti pediatrici, mentre negli adulti, anche se ci sono stati benefici simili, non è stata raggiunta la significatività statistica. Gli effetti collaterali rilevati sono stati sonnolenza, ansia, insonnia, affaticamento e tic residui, mentre non è emerso nulla sul peso o sul metabolismo o a livello psichiatrico.

Il farmaco potrebbe quindi trovare un impiego soprattutto nei bambini e nei ragazzi (il picco della malattia è tra gli otto e i 12 anni), per i quali, a oggi, non esistono cure realmente efficaci. Inoltre, se si arrivasse all’approvazione, l’ecopipam potrebbe aprire la strada a molecole simili, visto che è il primo di una nuova  classe, quella degli inibitori selettivi dei recettori D1.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 29 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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