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L’inquinamento potrebbe far aumentare
il numero e intensità delle crisi di cefalea

L’inquinamento atmosferico e l’attività della cefalea, cioè il fatto che le persone che soffrono siano soggette a crisi più o meno frequenti, potrebbero avere una relazione piuttosto stretta. Lo suggeriscono i dati relativi a oltre 7.000 persone soggette a cefalee seguite per dieci anni e per le quali i dati di accesso in ospedale o presso un medico a causa del mal di testa sono stati messi in relazione con le condizioni climatiche e con la presenza di inquinanti nella stessa zona.

Come riferito su Neurology, nel periodo esaminato circa un paziente su tre si è rivolto almeno una volta a un medico in cerca di aiuto e poco meno di uno su due ha assunto farmaci specifici, con una media di due compresse al mese, che saliva a dieci per il 2,3% dei pazienti. Ciò che è stato considerato più interessante, però, è la coincidenza tra il maggior numero di richieste di aiuto e le peggiori condizioni di inquinamento, soprattutto per quanto riguarda i valori di ossidi di azoto (NO2), polveri sottili PM10 e PM2,5, che possono aumentare molto, in alcune circostanze. Così, i soggetti con esposizioni anche brevi ai livelli più elevati di NOhanno avuto una probabilità di aver bisogno di aiuto del 41% più elevata rispetto agli altri e di avere necessità di farmaci del 10% superiore a chi non aveva respirato quella stessa aria. Per i raggi UV del sole l’aumento del ricorso ai medici è stato del 23%, per le PM2,5 quello di farmaci è stato del 9%, sempre rispetto a chi non era stato esposto agli stessi fattori di rischio. Inoltre, è risultato che sole e caldo amplificano i danni dell’NO2, mentre freddo e umidità quelli delle PM2,5.

Per il momento si tratta solo di correlazioni: non c’è la dimostrazione di un rapporto di causa ed effetto. Tuttavia, qualora quest’ultimo fosse provato, oltre a costituire un ulteriore stimolo a cercare di abbassare gli inquinanti, si potrebbero mettere a punto adeguate strategie preventive, tenendo anche presente delle condizioni meteo, per limitare le crisi di cefalea.

A.B.
Data ultimo aggiornamento 14 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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