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H. erectus si è ibridato con H. denisova.
E i Neanderthal sono stati i primi dentisti

I denti dei primi ominidi non finiscono di sorprendere, e di aggiungere tasselli al complicato mosaico della ricostruzione delle esistenze di quelle prime specie. Nelle ultime settimane sono infatti state pubblicate due ricerche molto diverse che, partendo dallo studio dei denti, hanno portato a informazioni del tutto inedite.

La prima suggerisce che, oltre agli incontri e le unioni tra ominidi già noti come quelle tra Neanderthal, Denisovan e Sapiens, ce ne sono stati, probabilmente, anche tra Homo erectus, un ominide che è vissuto soprattutto in Cina da due milioni a 100.000 anni fa, e Homo di Denisova, una specie vissuta tra 280.000 e 30.000 anni fa in Europa centrale e in Russia. I paleontologi del Vertebrate Paleontology and Paleoanthropology di Pechino hanno analizzato i denti di tre siti diversi, appartenuti a cinque uomini e a una donna Herectus e, in particolare, la composizione delle proteine dello smalto. Come hanno riferito su Nature, hanno analizzato nove proteine e, nel dettaglio, una di esse chiamata ameloblastina. La sequenza dei suoi aminoacidi ha svelato una particolarità presente nei Denisova, confermata in diversi reperti, un indizio del fatto che le due specie potrebbero essersi ibridate. Potrebbe trattarsi di un caso, ma i ricercatori lo ritengono improbabile, e del resto alla mappa degli incroci mancava un antenato, per diversi motivi: quell’antenato comune potrebbe essere H. erectus.

Il secondo studio, pubblicato su PloS One dai ricercatori di e basato sullo studio di un molare di un Neanderthal di 59.000 anni fa ritrovato in Russia, nella grotta di Chagyrskaya, dimostra invece un intervento umano per curare una carie, probabilmente con selci molto affilate. Finora i primi interventi sui denti dimostrati erano molto posteriori, ma tutto sembra indicare che anche i Neanderthal soffrivano talmente tanto che avevano imparato ad fabbricare una sorta di trapano preistorico per intervenire sulle parti malate dei denti.


Data ultimo aggiornamento 23 maggio 2026
© Riproduzione riservata | Assedio Bianco



Lungo il fiume, in missione, parte la caccia ai nemici invisibili

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Provate a immaginare il nostro corpo come se fosse una nazione... Una nazione delimitata da lunghi confini, con poliziotti e soldati dappertutto, posti di blocco, caserme, per cercare di mantenere l’ordine pubblico e allontanare i nemici, perennemente in agguato.

Le acque dei numerosissimi fiumi e canali (i vasi sanguigni) vengono sorvegliate giorno e notte da un poderoso sistema di sicurezza. Ma non è facile mantenere l’ordine in una nazione che ha molti miliardi di abitanti, e altrettanti nemici e clandestini.

Le comunicazioni avvengono attraverso una rete di sottili cavi elettrici, oppure tramite valigette (gli ormoni e molti altri tipi di molecole), che vengono liberate nei corsi d’acqua. Ogni valigetta possiede una serie di codici riservati solo al destinatario, che così è in grado di riconoscerla e prelevarla appena la “incrocia”.

Le valigette possono contenere segnali d’allarme lanciati dalle pattuglie che stanno perlustrando i vari distretti dell’organismo e hanno bisogno di rinforzi. Fra i primi ad accorrere sono, di norma, gli agenti del reparto Mangia-Nemici (i monociti). Grazie alle istruzioni contenute nelle valigette, identificano all’istante il luogo da cui è partito l’allarme ed entrano aprendo una breccia nelle pareti.

Quando si trovano davanti ai nemici, i monociti si trasformano, accentuando la loro aggressività e la loro potenza. Diventano, così, agenti Grande-Bocca (i macrofagi). Come in un film di fantascienza, dal loro corpo spuntano prolungamenti che permettono di avvolgere gli avversari e catturarli rapidamente, dopo avere controllato i passaporti.

I nemici vengono inghiottiti, letteralmente, e chiusi in una capsula, all’interno del corpo degli agenti: una sorta di “camera della morte”. A questo punto scatta la loro uccisione, tramite liquidi corrosivi e digestivi, che li sciolgono.

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